San Sebastiano, Andrea Mantegna

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San Sebastiano
Andrea Mantegna, San Sebastiano

San Sebastiano era un militare romano di alto rango. Ai tempi dell’imperatore Diocleziano, tra III e IV secolo d.C., aveva sfruttato la propria autorità per proteggere segretamente i cristiani e diffondere il nuovo credo. Quando venne scoperto e catturato dai romani si rifiutò di rinnegare la propria fede e fu quindi giustiziato. Venne fatto legare a una colonna e colpito ripetutamente a morte da innumerevoli frecce scagliate dai soldati romani, crudeli esecutori della condanna a morte. È il santo che si invoca contro la peste e questo spiega la straordinaria diffusione della sua immagine in un periodo in cui l’Europa era tormentata da epidemie.

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La tela risale al 1482-1485 tempo delle nozze tra Chiara Gonzaga, figlia del marchese Federico Gonzaga di Mantova e Gilberto di Borbone, principe di Alvernia, regione della Francia centro-meridionale. Del dipinto esiste un precedente, il San Sebastiano di Vienna caratterizzato da un’impostazione simile e un’altra versione più tarda ed espressiva a Venezia. Fu commissionato al grande Andrea Mantegna, artista veneto che divenne molto presto pittore di corte presso la famiglia signorile dei Gonzaga a Mantova. L’artista vi si trasferì verso il 1460 con tutta la famiglia assumendo anche il ruolo di consigliere artistico e curatore delle raccolte d’arte della città. Ed è per questo che si occupò della realizzazione di questo straordinario dono di nozze.

La meravigliosa monumentalità della figura del San Sebastiano, il dettaglio con cui sono descritti la colonna antica e i frammenti scultorei in primo piano riflettono il fine gusto antiquario del Mantegna. Egli, fino dai primi periodi della sua formazione presso la bottega di Francesco Squarcione a Padova, fu un disegnatore e incisore molto attento al rigore archeologico dei propri quadri. Nel corso della sua carriera artistica, sviluppò un gusto per l’arte classica sempre più ricercato.

A Mantegna piaceva studiare gli antichi greci e romani, le loro sculture e architetture. Amava mettere in mostra le proprie conoscenze, nella creazione dei corpi dei personaggi o nei fondali dei suoi dipinti. Come nella sua “Crocefissione”, custodita sempre al Louvre, sullo sfondo vediamo ammassi rocciosi dominati dalla presenza di città antiche con i loro castelli e le loro mura. Notiamo anche la presenza delle figure dei due arcieri in primo piano la cui espressione crudele dei volti è rappresentata dal pittore con un realismo eccezionale.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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