Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino, Leonardo da Vinci

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Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino
Leonardo da Vinci, Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino

Quest’opera di Leonardo da Vinci è una delle più belle che il genio toscano abbia mai realizzato. Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino. La sua origine è da far risalire molto probabilmente a una commissione del re di Francia, Luigi XII, per celebrare la nascita nel 1499 della sua unica figlia Claude. L’opera non fu mai consegnata al re e seguì Leonardo quando si trasferì alla corte di Francesco I nel castello di Clos-Lucé, presso Amboise, in Francia. Un’ipotesi ritiene che il dipinto sarebbe entrato nella collezione reale tramite il potente cardinale Richelieu. Ma secondo la tesi più probabile fu Francesco I in persona che lo avrebbe acquistato per una grossa somma di denaro da un assistente di Leonardo, dopo la sua morte avvenuta nel 1519.

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Diversi bozzetti giunti fino a noi ci permettono di tracciare la lunga preparazione dell’opera. Leonardo sostituì San Giovanni Battista con il suo simbolo, l’agnello. Spostò il bambino dalle ginocchia di Maria a terra, dando più importanza a Sant’Anna, fulcro della composizione piramidale. Pur mantenendo gesti naturali, le figure si incastrano l’una nell’altra. Il braccio destro di Anna si fonde con quello di Maria, la cui testa copre la spalla sinistra della madre, formando una diagonale in discesa versò Gesù bambino. Questa sequenza esprime l’idea dall’incarnazione di Cristo il cui destino viene annunciato dall’agnello e dal precipizio su cui si trova, simboli di sacrificio e pericolo. Come nella Vergine delle rocce, Leonardo colloca la scena in un paesaggio fantastico collocando un abisso tra noi e i personaggi.

La lontananza delle montagne viene data dalla prospettiva atmosferica con varie gradazioni di blu. Lo sfumato, marchio di fabbrica di Leonardo, unifica la composizione creando un’atmosfera di luce soffusa. Una dolcezza molto umana traspare dai gesti e dai volti dei personaggi, creando un contrasto con il paesaggio così apparentemente poco accogliente.
Il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, intraprese un’indagine psicoanalitica di Leonardo e, tra le altre opere, analizzò anche questa scoprendo nel vestito della Vergine l’immagine di un avvoltoio, se esaminato di lato. Freud affermò come questo svelasse un’omosessualità passiva dell’artista.

Un’altra teoria riguardò la tenerezza di Leonardo nel dipingere la Vergine con Sant’Anna. L’artista, figlio illegittimo, fu allevato dalla madre naturale prima d’essere adottato, quindi l’idea di dipingere insieme le due madri era vicina alla storia personale di Leonardo, poiché anch’egli aveva due madri.
Comunque sia e al di là di tutte le interpretazioni, il fascino che traspare da quest’opera la rende una delle più riuscite nel repertorio leonardesco.

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

C.C.

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