Il corpo della pittura

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Il corpo della pittura
Francis Bacon, ritratto di Lucian Freud, 1951

Il corpo come comunicazione, come linguaggio. Il corpo della pittura. Focalizzato nella sua solitudine, nella sua fragilità, nella sua enfatizzazione, nella sua esasperata soggettività. Nella storia dell’arte ci sono riscontri importanti. Da Leonardo a Caravaggio, da Rembrandt a Munch. Esiste una versione inglese dei “pittori del corpo”. Ad essa la Tate Britain di Londra dedica una mostra ricca di opere, cento per l’esattezza, aperta fino al 27 agosto 2018: All Too Human: Bacon, Freud and a Century of Painting Life (Tutto Troppo Umano: Bacon, Freud e un secolo di vita in pittura). L’esposizione si regge appunto su Francis Bacon e Lucian Freud, fra gli artisti più importanti del XX secolo. Da inserire fra quelli che sanno indagare l’esistente sprofondando nella sua sofferenza, nella sua vulnerabilità, nelle sue ossessioni.

Il corpo della pittura
Lucian Freud, ritratto di Bacon

Freud e Bacon, due approcci diversi

Confrontandosi con il corpo Freud e Bacon hanno approcci diversi. Il primo ha fatto propria l’iconografia rinascimentale, personalizzando il versante michelangiolesco, e ha riletto il linguaggio espressionista. Scolpendo con il pennello “corruzioni e deformazioni”. Ricorrendo a cromie polverose che rivelano la materia terrosa che ci ha impastati. Molti personaggi dipinti da Freud sono noti per la dilatazione della carne, per la cellulite incombente, per la pesantezza senza scampo che li inchioda. Ma ci sono anche ritratti più contenuti, la cui corporeità non ha perso il controllo. Anche se la faccia ha un certo gonfiore, come nel ritratto che ha fatto a Bacon, la malformazione non è debordante. Il viso racconta una controllata sofferenza che suscita empatia. Come nei tratti marcati, nelle labbra spesse, nel naso imponente, nello sguardo rivolto a qualcosa che sorprende in Head of a woman, testa di donna.

Il corpo della pittura
Lucian Freud, testa di donna

Da Freud trarranno ispirazione altri artisti presenti nella rassegna: Saville, Rego, Yadom-Boake, Sickert, Andrews e Souza. Più radicale e senza mezze misure Bacon. Mantenendosi sempre ai limiti del figurabile, nella rappresentazione dei corpi la forma coesiste con l’informe. Sono persone spesso ingabbiate. Inserite in qualcosa di claustrofobico. Che devono competere con pulsioni misteriose che le debilitano, che le scarnificano. Deformandone i connotati ma senza annullarne la riconoscibilità. La violenza subita, qualunque ne sia la causa, non può annientare il grumo di carne che l’ha scatenata. Non può cancellare le urla che escono da quelle bocche senza suoni. Se da un lato abbiamo la monumentale corporeità di Freud che si disfa e dall’altro gli “autentici lacerti da macelleria” di Bacon, ciò che li accomuna è il dramma dell’essere che esprimono. Che è anche il nostro dramma.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

La mostra

All Too Human: Bacon, Freud and a Century of Painting Life. Alla Tate Britain di Londra, fino al 27 agosto 2018.

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