Il Baro, Georges de La Tour

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Il Baro
Georges de La Tour, il Baro, 1635, Louvre, Parigi

Non c’è dubbio che il XVII secolo fu un periodo d’oro per il gioco. Un certo La Marinière pubblicò la prima raccolta di regole di gioco in un manuale dal titolo la “Casa accademica dei giochi”. Ma presto ci si occupò anche di problemi di morale. Il gioco non è prima di tutto peccato? Per alcuni sicuramente sì, d’altro canto quando si parla di gioco si parla anche di imbroglio, di agilità delle mani e degli sguardi, di presenza di un complice. E arriviamo quindi al nostro dipinto.
Il Baro è uno dei capolavori di George de La Tour e un classico della pittura francese e occupa un posto particolare tra le opere dell’artista per diversi motivi. Acquistato nel 1926 dal collezionista Paul Landry presso un antiquario sulla Ile Saint-Louis a Parigi, il dipinto che porta la firma dell’artista, fu reso pubblico nel 1931, facendo uscire l’artista dall’oblio in cui era caduto.

Un pittore riscoperto nel 1931

Da quel momento l’interesse per La Tour crebbe fino al 1972, anno in cui venne organizzata la prima mostra dedicata interamente al pittore. Fu un enorme successo e in quell’occasione Landry donò l’opera al Louvre.
Quattro figure sono riunite intorno a un tavolo e giocano a carte come sospese nello spazio e nel tempo. Sulla destra un uomo riccamente vestito sta guardando le sue carte. Egli si distingue dalle altre figure, completamente ignaro ed estraneo alla loro complicità, ben visibile nel gioco di sguardi. La donna dalla pettinatura sofisticata e dalla profonda scollatura, posta quasi al centro del dipinto, ci invita con gli occhi e con la mano verso il lato sinistro della composizione. Qui un altro giocatore, immerso nell’ombra, sta estraendo un asso di quadri da sotto la cintura.

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A completare la scena, una domestica che sta preparando un bicchiere di vino. La situazione sembra abbastanza chiara. Il giovane, coinvolto nel gioco dalla cortigiana, verrà drogato e spogliato dei suoi beni. Del dipinto, che rielabora un tema introdotto da Caravaggio, ne esistono altre due versioni. Una conservata al Metropolitan Museum di New York e una al Kimbell Art Museum di Fort Worth.
Quest’opera ha affascinato i pittori cubisti, per il modo in cui sono trattati i corpi e lo spazio o gli artisti surrealisti per il carattere misterioso e straniante di questo piccolo capolavoro.

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

C.C.

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