Andrea Zanzotto, la natura, l’idioma

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Andrea Zanzotto
Cima da Conegliano, adorazione dei pastori

Sono stati pubblicati gli atti del Convegno Internazionale di studi, Andrea Zanzotto, la natura, l’idiomaCanova Edizioni, svoltosi nell’ottobre del 2014. Il grande poeta di Pieve di Soligo, “una delle più acute coscienze letterarie della nostra epoca”, ha una particolare concezione della natura. Come processo di creazione degli enti, da intendere in senso metafisico e non fisico. Interpretazione che va di pari passo con il contenuto di un frammento del filosofo greco Eraclito che recita: “La natura ama nascondersi”. Come si traduce il tutto nella poetica zanzottiana? Il paesaggio è una manifestazione della natura che si rivela attraverso un processo continuo di “velamento e di svelamento”. Dove si mostra e si occulta.

L’equilibrio tra uomo e natura

Processo che è andato in tilt quando l’uomo ha prevaricato il delicato equilibrio dell’ecosistema, identificato da Zanzotto in quel determinato spazio geografico che è il territorio dell’Alto Trevigiano. Individuando nello stesso tempo quei siti, come il Bosco del Montello, che mantengono il loro valore simbolico e dove coesistono “la componente antropica e le peculiarità del territorio”. Coesistenza artisticamente resa nei paesaggi dipinti dai grandi pittori veneti del Rinascimento, da Giovanni Bellini a Cima da Conegliano. Nelle opere di quest’ultimo Zanzotto vi legge una costante “fratellanza dell’uomo con la natura”. Giudizio che ha un riscontro armonioso nell’Adorazione dei pastori che si trova a Venezia nella chiesa dei Carmini. Vi sono raffigurati tutti gli attori della sacra rappresentazione. La Madonna in ginocchio davanti alla cesta con il Bambino. Un drappo bianchissimo ne incornicia il volto, ad assorbire la luminosità emanata dallo stesso Bambino.

Andrea Zanzotto
Giorgione. Adorazione dei pastori

Il bue, l’asino e san Giuseppe che invita i pastori, inginocchiati in adorazione, ad avvicinarsi. L’arcangelo Raffaele che tiene la mano di Tobiolo spiegandogli cosa sta succedendo. A sinistra della tempera su tavola le due sante: Caterina, con un abito molto elegante, ed Elena che tranquillamente discutono sull’evento. Alle loro spalle sia apre un intenso paesaggio, popolato da pastori e animali. A destra una roccia sporgente, come un naturale elemento architettonico, che sembra digradare verso le montagne. In perfetta simbiosi con l’inconsueta forma del castello che sorge su di un colle. Nel rapporto armonioso tra figure e paesaggio c’è una certa affinità con l’omonimo dipinto di Giorgione ora nella National Gallery di Washington. Ma alla statica impostazione di Giorgione che raffigura pochi personaggi, immersi nella preghiera sulla soglia di una grotta oscura, Cima contrappone una scena colloquiale e un cielo azzurro attraversato da bianche nuvole piene di luce.

Il libro

Andrea Zanzotto, la natura, l’idioma. Atti del convegno internazionale, a cura di F. Carbognin, Editore Canova, 2018.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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