Battaglia di San Romano-la tavola del Louvre, Paolo Uccello

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Battaglia di San Romano
Battaglia di San Romano

La grande tavola che vedete è opera dell’artista fiorentino Paolo Uccello e faceva originariamente parte di un trittico collocato nella stessa sala di Palazzo Medici-Riccardi a Firenze. Il ciclo della Battaglia di San Romano illustra, come in tre distinti fotogrammi, lo scontro avvenuto il primo aprile del 1432 che vide contrapporsi da un lato l’esercito di Firenze e dall’altro quello di Siena, città rivale, sostenuto anche dai milanesi. Oggi gli altri dipinti sono conservati in due distinti musei: uno si trova alla National Gallery di Londra, raffigurante Niccolò da Tolentino alla testa dei fiorentini e l’altro alla Galleria degli Uffizi di Firenze con l’episodio del Disarcionamento di Bernardino della Ciarda, condottiero dell’esercito di Siena.

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Paolo Uccello, l’artista a cui fu commissionata l’opera, viene descritto come un personaggio molto particolare. Lui era letteralmente ossessionato dallo studio della prospettiva e, questo suo continuo investigarne i segreti e le geometrie, lo portò a ignorare tutto il resto. A questo proposito, si racconta che trascorresse intere notti a creare disegni in prospettiva nel suo studio e, quando sua moglie lo chiamava a condividere il letto, lui rispondeva: “Oh che dolce cosa è questa prospettiva”. Questa particolare tecnica geometrico-matematica consentirà ai pittori di dare l’illusione dello spazio e di creare una certa profondità su superfici piane.

L’analisi della scena

L’azione di questa tavola racconta l’ultima scena della battaglia di San Romano che ebbe luogo il primo giugno del 1432. In particolare, il pittore pose l’attenzione sull’intervento decisivo del cavaliere Micheletto da Cotignola che decretò la definitiva vittoria di Firenze su Siena. Nel dipinto si notano due distinti gruppi di cavalieri, quello di destra, che attende immobile l’ordine del condottiero, mentre, la compagnia di cavalieri sulla sinistra, viene ritratta nel momento in cui si è già lanciata alla carica del nemico. Da rilevare che il movimento della lancia di questi ultimi cinque cavalieri sembra la scomposizione del gesto di un unico cavaliere.

A conferma degli studi prospettici dell’autore, anche in questa sua composizione, la massa compatta dei combattenti e dei cavalli è scandita dalle linee verticali delle zampe e delle gambe dei medesimi a cui corrispondono le linee geometriche delle lance. Tutto segue l’attento studio prospettico, nulla può sottrarsi ad esso, nemmeno la vita del pittore.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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