Come nella pittura così nella poesia

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Come nella pittura così nella poesia

Marc Chagall è il protagonista della mostra, “Come nella pittura così nella poesia” a Mantova nel Palazzo della Ragione. Una rassegna molto ampia: oltre 130 opere tra cui il ciclo completo dei sette teleri, tempere e gouache su tela di grandi dimensioni, realizzati dall’artista nel 1920 per il teatro ebraico da camera di Mosca. Prestati dalla Galleria di Stato Tretjakov. Ma non basta. Il progetto espositivo comprende la ricostruzione dell’environment dello stesso teatro. Cioè una scatola di circa 40 metri quadrati di superficie che ripropone di Chagall i dipinti parietali, le decorazioni per il soffitto e il sipario. Insieme ai costumi e alle scenografie per tre opere teatrali. E ancora, dipinti e acquerelli realizzati tra il 1911 e il 1918. Una serie di acqueforti create tra il 1913 e il 1939 all’interno delle quali ci sono quelle che illustrano le Anime morte di Gogol, le favole di La Fontaine e la Bibbia. A testimoniare lo stretto legame che si instaura tra arte e letteratura nel periodo delle avanguardie.

Come nella pittura così nella poesia
Introduzione al teatro ebraico

Tra la cultura yiddish e le nuove proposte

Nel 1920 Chagall si trasferisce a Parigi ancora immerso nella cultura yiddish di Vitebsk. Per non soccombere ai suoi angoscianti fantasmi si avvicina alla comunità artistica di Montparnasse dove conosce e diventa amico di Apollinaire, Robert Delaunay e Fernand Léger. Pur accostandosi al linguaggio cubista riesce a mantenersi fedele al mondo della sua infanzia e della sua giovinezza. Non recide mai il cordone ombelicale con la tradizione russa, ebraico/orientale. Ma nello stesso tempo vuole lasciarsi coinvolgere dalle nuove proposte dell’arte occidentale. L’approccio volutamente infantile nel dipingere i paesaggi, ricalca il linguaggio del sogno. I personaggi gli animali gli oggetti che Chagall dilata o rimpicciolisce, catalizzano stati d’animo. La loro scomposizione mira a spezzare la rigida consistenza dell’insieme, conferendo alle immagini un’ ambiguità che introduce in ogni cosa una certa novità. Scelte stilistiche e scansioni cromatiche che l’artista mette in atto nella sperimentazione dei dipinti per il Teatro ebraico di Mosca. Non c’è mai la totale aderenza all’astrattismo, al suprematismo che, come il cubismo, Chagall giudica troppo realisti.

Come nella pittura così nella poesia
La letteratura

I teleri per il Teatro ebraico da camera di Mosca

L’esordio del Teatro ebraico da camera è l’opportunità che consente a Chagall di confrontarsi con un ciclo di opere dalle grandi dimensioni da inserire negli spazi interni. Come accennato prima, realizza sette grandi tele che si distaccano dalla sua precedente produzione. Nel grande pannello, Introduzione al teatro ebraico, si intuisce facilmente che Chagall abbandona la nostalgia del ricordo, suo modo tipico di concepire la pittura, a favore di un procedere più sintetico e immediato. Le strisce in fondo alla tela, che incrociano settori curvilinei, oscillano fra il nero e le tinte più impalpabili. Come ambiti geometrici che inseriscono in un comparto gli attori di una grande parata ma contemporaneamente li tengono insieme. Se guardiamo la parte sinistra del telero troviamo ritratti a grandezza naturale i personaggi coinvolti nell’impresa: dal regista Granovskij al critico Efros in atteggiamenti scherzosi. Per esorcizzare i problemi da affrontare. Lo stesso Chagall tenuto in braccio da Efros, sembra simboleggiare uno stato d’animo combattivo. Facendo coesistere gesti, caratteri, contesti di una umanità immersa in un presente incerto. Legato agli sconvolgimenti della Rivoluzione d’Ottobre.

La mostra

Come nella pittura così nella poesia. Mantova, Palazzo della Ragione. Fino al 13 gennaio 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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