Gli Schiavi, Michelangelo Buonarroti

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Schiavi
Michelangelo Buonarroti, gli Schiavi del Louvre

I cosiddetti “Schiavi” del Louvre sono due sculture realizzate da Michelangelo per il secondo progetto della tomba di papa Giulio II, quello stabilito con la famiglia Della Rovere nel maggio 1513. Nonostante fosse stato scartato l’enorme mausoleo iniziale, l’opera era ancora molto imponente, con una gran quantità di statue, e l’artista si mise subito al lavoro.
Le prime opere completate da Michelangelo furono proprio i “prigioni” che nel corso dell’Ottocento vennero chiamati “Schiavi” e che dovevano essere collocati nella parte inferiore del monumento funebre. Intrappolati, i due schiavi sembrano quasi opporsi alla materia stessa. Uno dei due, superbamente giovane e bello, pare arrendersi al sonno, un sonno forse eterno ed è stato soprannominato lo schiavo morente.

L’altro, più brutale nei movimenti, esprime il desiderio di divincolarsi dai lacci che lo stringono ed è chiamato schiavo ribelle. Pochi elementi ci permettono di capire quale sia il soggetto rappresentato, unico indizio è la figura di una scimmia, appena abbozzata, accanto allo schiavo morente. Essi simboleggiano forse le province sottomesse al papa? Le arti ridotte in schiavitù per la morte del Sommo Pontefice? Sono le passioni rese schiave, oppure rappresentando l’anima umana bloccata dal peso del corpo? Una cosa è certa: la forza indicibile che si irradia da questi corpi tormentati sembra combattere violentemente con la materia stessa. E la loro incompiutezza rafforza questa impressione di potenza. I due grandi marmi infatti sono non finiti, ma vengono comunque considerati come opere degne di grande ammirazione.

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Gli schiavi furono eliminati dal monumento di papa Giulio II nel progetto finale del 1542 e Michelangelo decise di donarli all’esiliato condottiero fiorentino Roberto Strozzi, che ne fece omaggio al re di Francia. Le opere quindi, passando da diversi proprietari, raggiunsero la Francia quando lo scultore era ancora in vita.
Non c’è da stupirsi che le opere siano incompiute. Il non finito infatti è un tema ricorrente in Michelangelo, che nelle sue opere utilizzò il contrasto che si genera tra parti lisce, perfette e parti grezze, grossolane. Queste statue straordinarie ci lasciano i segni visibili degli strumenti usati dallo scultore, diventando le prove della sua lotta instancabile con la materia. Michelangelo infatti scolpiva per dare forma all’idea che già vedeva all’interno del blocco di marmo, liberandola.

Continua l’esplorazione …

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

C.C.

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