Il bello è nella natura

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Il bello è nella natura
La quercia di Flegey

La pittura è un’arte essenzialmente concreta. Così scrive Courbet. Mirata a rappresentare il reale. L’astratto e il non visibile, esula dalla pittura. In essa è ammissibile l’immaginazione ma sempre legata all’esistenza. Non può supporla o crearla. È questa in estrema sintesi l’estetica dell’autore de L’origine du monde del 1866. L’opera che ritrae in primo piano l’organo genitale femminile. Il realismo certamente non manca e nemmeno un’evidente capacità seduttiva. Dove l’esaltazione dell’eros si mescola alla fecondazione, alla gioia di vivere. L’occasione per accennare a Gustave Courbet arriva dalle cinquanta opere inserite nell’importante retrospettiva a lui dedicata “Il bello è nella natura”, in mostra a Ferrara, al palazzo dei Diamanti. Fino al 6 gennaio 2019.

Il visitatore potrà accostarsi, farsi coinvolgere dai soggetti amati dal pittore. Fiori, frutti, grandi alberi, la boscaglia, le onde tempestose, i nudi in carne di giovani donne, i paesaggi avvolti nel mistero, le accattivanti scene di caccia. E poi ancora la polvere, la terra odorosa, la pioggia, l’acqua, i laghi, le pozzanghere per seguire i suggerimenti proposti da David Bosc nel suo lungo racconto, La chiara fontana del 2017, L’orma editore. La natura in altre parole. In cui Courbet immerge la faccia gli occhi le labbra le mani. Una natura che deve incorporare, penetrando nei cespugli, nel fogliame e nelle grotte. Correndo il rischio di perdersi, di essere abbacinato, rapito, sollevato, liberato da se stesso, assimilato dal Grande Tutto. “Una natura che non è solo proiezione sentimentale ma oggetto di una lucida indagine su dettagli luci ombre”.

Il bello è nella natura
L’onda

Nel 1863 Courbet dipinge La quercia di Flagey. Il grande albero, che esprime forza e maestosità, si prende tutto lo spazio della tela. Il tronco possente nodoso, così immerso nel terreno, rimanda sicuramente alla personalità più profonda di Courbet. E i rami gonfi di foglie sembrano voler superare i limiti della cornice. Nell’estate del 1869 l’artista si trova nella cittadina normanna di Etretat. E lì che dipinge l’Onda. Un mare intenso, inquietante. Come se volesse ghermire l’osservatore e seppellirlo in quella sorta di imbuto nero e schiumoso. Si respira un’atmosfera opprimente. Resa più viva da un cielo stracarico di nubi. Sono tutte  creazioni che si mantengono in equilibrio tra i paradigmi romantici e gli albori dell’Impressionismo, che proprio in quegli anni muove i primi passi. Rappresentando un sicuro modello di riferimento per Manet, Monet, Degas e compagni.

La mostra

Il bello è nella natura, Ferrara, Palazzo Diamanti, fino al 6 gennaio 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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