10 scene del crimine nell’arte

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scene del crimine nell'arte

Dall’assassino dipinto da Magritte ai Bari di Caravaggio, all’incredibile opera di Warhol sugli scontri razziali degli anni ’60. Tutte scene del crimine che hanno segnato la storia dell’arte. Sì perché spesso i fatti di violenza criminale hanno colpito l’immaginazione degli artisti che hanno realizzato opere d’arte coinvolgenti, inquietanti e terribili. Ecco quindi le 10 migliori opere d’arte che affrontano il crimine, la gelosia, l’omicidio e gli intrighi. O almeno è la selezione curata da Jonathan Jones.

  • Andy Warhol – Birmingham Race Riot (1964)

Il crimine in quest’opera d’arte non viene perpetrato dai “rivoltosi”, ma dalla polizia. Mentre i manifestanti scendono in strada per i diritti civili a Birmingham, in Alabama, un ufficiale di polizia sguinzaglia un cane contro un uomo disarmato. Quindi questa immagine fotografica è una prova. Warhol, spesso visto come un osservatore senza cuore di celebrità, scelse con cura l’immagine e la trasformò in una stampa per rendere quell’evidenza permanente, indelebile e indimenticabile.

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  • Leonardo da Vinci – Un uomo viene borseggiato (c 1493)

Il mondo è grottesco e scortese in questo disegno inquietante. Qui il crimine è una brutta immagine simbolo della freddezza umana. Un individuo nobile e dall’aspetto elegante, qualcuno come lo stesso Leonardo, forse, con la testa tra le nuvole, è circondato da personaggi mostruosi. Mentre l’uomo è circondato, un individuo lo raggiunge alle sue spalle per rubargli i soldi. La Royal Collection, che possiede questo capolavoro, sostiene che i teppisti sono “zingari”, ma ciò è inutilmente specifico. Più probabilmente questo è un ritratto generico e desolante dell’umanità al suo meglio e al suo peggio.

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  • Paul Cézanne – L’omicidio (1867-8)

Cézanne è famoso per le mele e i giocatori di carte, per dipinti di profondo silenzio. Ma il giovane Cézanne era un ragazzino un po’ matto. Era così vicino al limite che il suo ex compagno di scuola Émile Zola lo prese a modello per tratteggiare un artista incompreso nel suo romanzo L’Opera. In nessun dipinto la mente pericolosa di Cézanne è più visibile che in questa selvaggia rappresentazione di un brutale omicidio. Sembra una confessione, una rivelazione di qualcosa di violento che risiede nell’arte stessa.

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  • Weegee (Arthur Fellig) – Il loro primo omicidio (1941)

In questa fotografia grezza e scioccante della vita di strada a New York negli anni ’40, il grande Arthur Fellig, soprannominato Weegee per la sua capacità quasi soprannaturale di arrivare sulle scene del crimine prima della polizia, come se avesse una tavola weegee per contattare i morti, usa il crimine violento come immagine della perdita dell’innocenza. Una folla di bambini si spinge a vedere le orribili conseguenze di un omicidio. Non possiamo vedere chi è stato ucciso o quanto sia stato brutale. Invece, vediamo l’omicidio riflesso negli occhi di questi bambini.

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  • Caravaggio – I bari (c 1594)

Quando Caravaggio arrivò a Roma nel 1590, un giovane del nord Italia con pochi soldi e nessuna reputazione, si concentrò su scene di vita semi-criminale. Qui un giovane innocente viene derubato mentre gioca a carte, una scena che l’artista avrà visto ogni giorno nella zona intorno a Piazza Navona a Roma. Un altro dipinto che creò in questo periodo, Buona ventura, mostra una giovane donna che abilmente ruba l’anello di un uomo mentre finge di leggere la sua mano. In entrambe le opere Caravaggio è dalla parte degli abili ladri.

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  • Tiziano – Il miracolo del marito geloso (1511)

Questo dipinto murale estremamente realistico ci lascia senza parole. Non è il tipo di festa mitologica che ci si aspetta da Tiziano. Invece è uno spaccato della crudele vita rinascimentale. Tiziano visse a Venezia, dove Shakespeare ambientò la sua tragedia Otello, e come Otello, il marito nel dipinto è così ossessivamente geloso da commettere un omicidio. Mentre sua moglie lo implora di fermarsi, lui sta sopra di lei con un coltello, pronto a colpire. L’uomo e sua moglia sono entrambi vestiti con abiti contemporanei del XVI secolo.

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  • René Magritte – L’assassino minacciato (1927)

In questo inquietante dipinto surrealista, un assassino è nella scena del suo crimine, ignaro d’essere circondato da detective che stanno per arrestarlo. Da quanto tempo stanno guardando? Sembra che i voyeur alla finestra e gli uomini con il cappello a bombetta, uno armato con una mazza e l’altro con una rete, si nascondino da quando la donna è stata uccisa. Sono complici forse. L’arte impassibile di Magritte sconvolge i confini tra realtà e fantasia. Qui rivela che il crimine e la punizione sono specchi l’uno dell’altro, che i detective e i criminali sono misteriosamente collegati dall’esistenza del crimine.

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  • Jacques-Louis David – La morte di Marat (1793)

Per David, che ha partecipato agli atti più radicali della rivoluzione francese, la morte di uno dei suoi più eloquenti rappresentanti, Marat, è stato un omicidio imperdonabile. Di fatto Marat era molto violento. Sosteneva appassionatamente l’esecuzione di aristocratici e moderati per salvare la rivoluzione da presunti nemici. La sua assassina, Charlotte Corday, si considerava una criminale politica, una vendicatrice legittima. La pittura di David schiaccia tali ambiguità e, nel dipingere l’orrore della scena del crimine, trasforma Marat in un santo rivoluzionario.

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  • WR Sickert – Gli omicidi seriali di Camden Town (1908)

Contrariamente ad alcune stupide teorie, il brillante pittore inglese Sickert non era Jack lo squartatore. Ma era perseguitato dall’omicidio di Camden Town, un omicidio che, per lui, rappresentava la vita disperata delle persone più vulnerabili. I dipinti che si ispirano a questo crimine si concentrano sulla povertà e la disperazione, mentre un uomo e una donna si chiedono come pagheranno l’affitto per la loro squallida stanza. Sickert non è morboso, ma attento al disagio sociale e risulta difficile trasformare la sua arte compassionevole in prove contro di lui.

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  • Giovanni Bellini – Uccisione di San Pietro Martire (c 1507)

Questa immagine inquietante rappresenta un omicidio medievale. San Pietro Martire era un inquisitore. Il suo compito era quello di estirpare l’eresia catara nel sud della Francia nel XIII secolo. I Catari gli tesero un’imboscata in una foresta e lo uccisero dando così alla chiesa ufficiale ancora più scuse per perseguitare gli “eretici”. Bellini ambienta la scena in un bosco spettrale e bellissimo, dove la violenza esplode in un’immagine cinematografica piena di energia e agonia. Dipinse l’opera in un momento in cui artisti come Leonardo e Michelangelo stavano facendo da pionieri nel ritrarre i moti dell’animo. Eppure l’immobilità e il silenzio di Bellini rendono il caos muto di questo dipinto ancora più sinistro.

Fonti: traduzione di Cristian Camanzi da www.theguardian.com

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