Freud e Michelangelo

1

Freud e Michelangelo

Esistono creazioni artistiche dalla sterminata bibliografia. Studi di esperti che le analizzano rispettando parametri inoppugnabili ma sempre legati alla loro disciplina. Io vorrei proporre ai lettori che seguono il blog interpretazioni di autori non direttamente specializzati. Ecco perchè Freud e Michelangelo. Iniziamo dal Mosè di Michelangelo, scolpito tra il 1513 e il 1515, ritoccato nel 1542, conservato a Roma nella basilica di San Pietro in Vincoli nel complesso statuario pensato per la tomba del papa Giulio II. Quando Sigmund Freud durante un soggiorno nella città eterna ha l’occasione di vederlo, ripetutamente, ne rimane fortemente colpito. Affascinato dalla sua perfezione. E gli dedica un breve saggio, Der Moses des Michelangelo che pubblica nel 1914. Inizia a studiarlo, con molta attenzione. Vuole capire le intenzioni dell’artista senza lasciarsi coinvolgere dalla sindrome di Stendhal. Come procede? Ponendosi di fronte alla statua come se stesse ascoltando uno dei suoi pazienti, rispettando il protocollo della psicoanalisi.

Freud e Michelangelo
Mosè di Michelangelo

L’iconografia

Inizia allora a soffermarsi sugli elementi iconografici dell’opera, a partire dalla postura. Che cosa ci fa notare Freud? Che Michelangelo lo scolpisce seduto. La testa e l’imponente barba ondeggiante, rispetto al corpo, è girata a sinistra. Il piede destro è saldamente ancorato a terra. La gamba sinistra è sollevata. “Sola la punta del piede tocca per terra”. Il braccio destro coinvolge sia le Tavole della Legge sia una parte della barba afferrata dalle dita. Il braccio sinistro è tenuto in grembo. Osservando l’espressione del viso di Mosè, l’ira convive con il dolore e il disprezzo: “ira nelle sopracciglia contorte e minacciose, dolore nello sguardo e disprezzo nel labbro inferiore sporgente e negli angoli della bocca piegati in giù”. Un Mosè che sembra più votato alla collera quindi, quando scopre scendendo dal Monte Sinai che gli Ebrei stanno adorando il Vitello d’oro danzando festosi. A leggere il racconto biblico, scaglia a terra le Tavole frantumandole.

Freud e MichelangeloLa differenza

Ma il Mosè di Michelangelo è diverso, secondo Freud. Il risultato dalla sua analisi gli fa concludere che la statua non incarna il profeta solo vittima di una collera irrazionale. Quanto un uomo che oscilla tra irruenza e fermezza interiore. Anche se Freud si dichiara un profano dell’arte crede di intuire le intenzioni di Michelangelo, cogliendo soprattutto nel Mosè il personaggio che riesce a controllare l’emozione. È in grado di tenere e freno la collera. Perché sa che deve compiere una missione. Il destino del suo popolo e il progetto che lo riguarda, vanno al di là dei propri sentimenti personali.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

1 commento

  1. Svariate volte per svariati anni mi son portato davanti al Mosè di Michelangelo, affascinato da questa potentissima Immagine, e tutte le volte vengo travolto da questa imponente scultura cercando dentro di me il motivo profondo che tutte le volte mi avvince; lo cerco e non lo trovo. Sento però le sofferenze di milioni di persone che attraversano pericoli immani in cerca di una libertà, di un liberatore che li conduca verso la “terra promessa!” Vedo sofferenti volti di milioni di immigrati rispecchiarsi nello sguardo di questo grande traghettatore che da secoli remotissimi fanno da faro luminoso guidando le loro sofferenti anime attraverso le tenebre del loro cammino.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here