Il fumetto negli anni Trenta e i suoi poveri protagonisti

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fumetto negli anni Trenta

Nuovo post dalla rubrica #IconaFumetto che ripercorre per voi la storia di questa forma d’arte, tra illustrazione e cinema. Siamo arrivati agli anni Trenta. Negli Stati Uniti si fanno strada nuovi protagonisti e nuove storie. Dopo l’apocalittico crollo della Borsa di Wall Street sono i poveri, i rozzi abitanti della provincia americana, i nuovi attori della tragedia nazionale. Loro, abituati alla miseria e ai modi per affrontarla, diventano un esempio di sopravvivenza per tutti gli altri. La gente comune aveva allora bisogno di nuovi valori, nuovi riferimenti culturali. Dove trovarli? Nella vita rurale, nel patriarcato, nel matriarcato, nell’etica della sopravvivenza a tutti i costi. In alcuni casi prenderanno piede i fumetti privi di dialoghi, affidati solo al disegno, quasi a voler rappresentare una società ormai senza parole.

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Alley Oop è un forzuto cavernicolo, protagonista del fumetto ideato nel 1933 da Vincent T. Hamlin, giornalista, grafico e fotoreporter. Un miscuglio di storia e satira, di serio e scherzoso, di didattico e rilassante. Il tutto ambientato nella preistoria tra dinosauri, re improbabili e procaci cavernicole.
Abbie an’Slats, ideata da Al Capp nel 1937, è la storia di una vecchia zitella arcigna, ma simpatica, e di suo nipote dal fisico prestante e dall’intelligenza limitata. Fa da sfondo alle loro vicissitudini la profonda provincia americana con molti personaggi di contorno.
Li’l Abner, sempre di Al Capp, creato nel 1934, è un vasto e composito affresco dell’America nascosta. Questo fumetto ci porta negli entroterra più remoti in un viaggio che forse pochi altri comics hanno saputo restituire in seguito. Al Capp è stato in grado di creare un racconto privo di ipocrisia, rappresentando un’umanità volgare, miserabile, sgrammaticata e analfabeta.

fumetto negli anni TrentaIn questi anni fa anche capolino Donald Duck. Sciocco, pigro, permaloso, nervoso, rappresenta benissimo l’uomo medio di cui incarna tutti i difetti. Unica nota positiva: è irresistibilmente simpatico. Il suo principale padre grafico è stato l’italo-americano Al Taliaferro, anche se farà parte delle Silly Symphony di Walt Disney, una serie di cortometraggi animati.
Nel 1930 invece esordisce una strip molto importante per la definizione di mondo piccoloborghese americano. Blondie, la cui protagonista è una sartina grintosa innamorata di Dagwood Bumstead, ingenuo ed emotivo figlio di un miliardario. Questo fumetto, specchio preciso dell’America media, è stato inventato e portato avanti da Chic Young fino alla sua morte.

fumetto negli anni TrentaJane nasce nel 1932 dalla mente di Norman Pett e costituisce il classico esempio di biondona che usa con maestria il proprio corpo per accelerare i suoi tempi di carriera. Spesso lasciando “cadere” opportunamente qualche capo d’abbigliamento. Un fumetto che non a caso accompagnò i soldati britannici sui vari fronti europei durante la seconda guerra mondiale, allietando le pagine dei giornali di guerra.
Come non accennare a Betty Boop, la sinuosa vamp nata nel 1931 negli studios di Max e Dave Fleischer. Nel 1934 viene data alle stampe anche la sua versione fumetto, ma per i puritani anni Trenta la sua figura con giarrettiera in vista sarà troppo provocante. Verrà censurata definitivamente nel 1939.

fumetto negli anni TrentaCalvo e muto, Henry, ragazzino ideato da Carl Anderson, è forse uno dei personaggi più strani e inquietanti nella storia del fumetto americano. Nato nel 1932, apparve in una serie di singole vignette umoristiche, diventando poi una striscia giornaliera. Si tratta di un bambino goffo, poco simpatico, ma decisamente efficace nel raccontarci storie essenziali.
Pete the Tramp, lanciato da Clarence D. Russel nel 1932 rappresenta i lati positivi della vita da vagabondo, qualora ce ne fossero. Pete è un uomo che vive di espedienti, ma nonostante le difficoltà, mantiene sempre una dignità di fondo, uno stile positivo nel affrontare la vita del vagabondo.

Tutti esempi di come in quegli anni, negli Stati Uniti, si sentisse il desiderio di fuggire dalle miserie della vita di tutti giorni. Lo si faceva quindi con personaggi, semplici, sfortunati, incarnazione di tutte le caratteristiche negative dell’uomo medio. Ridendo così dei nostri difetti peggiori.

Continua l’esplorazione …

Se vuoi scoprire tutta la storia del fumetto segui l’etichetta #iconafumetto

C.C.

Fonti: Gulp!100 anni a fumetti, a cura di Ferruccio Giromini, Marilù Martelli, Elisa Pavesi, Lorenzo Vitalone, Electa, Milano, 1996.

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