La bella cioccolataia

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La bella cioccolataia, Jean-Ètienne Liotard
Jean-Ètienne Liotard, la bella cioccolataia

Ecco la bella cioccolataia. La giovane domestica senza nome che avanza impettita, totalmente immersa nel suo compito: servire la tazza di cioccolata calda ad una signora che non vediamo. L’opera è un pastello su pergamena di Jean-Ètienne Liotard, artista svizzero del XVIII secolo. Si trasferisce a Parigi ma l’Accadèmie Royale non l’accetta. Nel 1725 arriva in Italia, poi trascorre quattro anni a Costantinopoli, attratto dai costumi orientali. Quando si trasferisce a Vienna la sua fama di ritrattista lo precede. In un suo autoritratto è vestito alla turca, colbacco di pelliccia e folta barba nera. Il pastello fu definito da Rosalba Carriera, la pittrice italiana amata dai reali di Francia e dai nobili di mezza Europa, “il più bel pastello mai visto”. Ed è questo il titolo della mostra dedicata a Liotard, “The most beautiful pastel aver seen” alla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda fino al sei gennaio 2019.

La protagonista è senza dubbio la cioccolataia, dall’indiscusso fascino. Liotard è un maestro nell’esprimere la concentrazione assoluta della giovane donna. Per come la vedo io, ci riesce mediante gli occhi e quindi lo sguardo che sembra diviso a metà: da un lato è indirizzato verso la meta da raggiungere e dall’altro controlla la possibile oscillazione della tazza. Nessuna goccia deve essere sprecata. E quindi le braccia e le mani morbide levigate, posizionate in modo tale da garantire un perfetto equilibrio al prezioso liquido. Poi c’è quel nasino leggermente all’insù, che sembra voler fendere l’aria. Un vero e proprio correlato oggettivo che si presume sottolinei, ancora una volta, l’esclusività dell’azione in atto. Una semplice domestica incontrata in un salotto nel pastello di Liotard si trasforma in un’immagine immortale.

Una figura dritta, tra il grigio/rosa e il marrone che risaltano nello sfondo neutro, dalla vita stretta sottolineata dal bianco immacolato del grembiule. Che ricopre buona parte del suo abbigliamento, sobrio, ma non immune da accenni civettuoli. Il tutto reso mediante una pittura dall’impatto immediato, senza sfumature, nitida e precisa. Ridotta all’essenziale. All’epoca la cioccolata è una bevanda per pochi. Se la possono permettere solo le classi agiate. Per essere servita, come si vede nel pastello, bisogna avere supporti di valore: il vassoio laccato è una pregiata chinoiserie importata; la tazza è una porcellana di Meissen; il sostegno per scongiurare che si rovesci, la cosiddetta trembleuse, è in argento massiccio.

La mostra

The most beautiful pastel aver seen, Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda, fino al sei gennaio 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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