Madonna dei Palafrenieri, Caravaggio

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Madonna dei Palafrenieri
Caravaggio, Madonna dei Palafrenieri

La Madonna dei Palafrenieri è un’opera realizzata da Caravaggio, commissionata dall’omonima confraternita per la cappella di Sant’Anna, nella basilica di San Pietro a Roma. La prestigiosa confraternita fu istituita a Roma nel 1378 dai Palafrenieri pontifici, responsabili delle scuderie vaticane e ancora oggi attiva. Protagonisti del dipinto sono la Vergine, Gesù bambino e Sant’Anna: la Vergine si china in avanti, tenendo il bambino con entrambe le mani e mostrandogli come schiacciare con il piede un serpente, simbolo di peccato ed eresia. Sant’Anna, madre della Vergine Maria, assiste alla scena in maniera distaccata, immobile come una statua. Le figure che emergono dalle tenebre grazie alla luce proveniente dalla sinistra del quadro, sono inserite in un ambiente di cui non si distingue nessun dettaglio.

Come in tutte le opere di Caravaggio, la luce ha un’importanza primaria: svolge un ruolo sia simbolico, in quanto incarna la presenza divina, che pratico, servendo all’artista per definire i volumi e mettendo in risalto tutte le pieghe estremamente realistiche nelle vesti delle due donne. Per riprodurre il serpente, il pittore, sempre attento alla realtà, si è ispirato a un cervone, un tipo di serpente tra i più lunghi d’Europa. Il dipinto rimase appeso sull’altare della cappella di Sant’Anna, solo per pochi giorni, per essere poi definitivamente rifiutato. I particolari che fecero scandalo furono diversi. Dal bambino troppo grande per essere rappresentato nudo, alla generosa scollatura della Vergine Maria, al distacco incomprensibile di Sant’Anna dalla scena. I cardinali videro nel dipinto di Caravaggio anche un esagerato coinvolgimento di Gesù nell’uccisione del serpente tanto da considerare l’opera eretica.

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L’artista inoltre per dipingere la Vergine si ispirò a Lena, nota prostituta che aveva posato ancora per Caravaggio nella Madonna dei Pellegrini. L’opera quindi fu venduta per 100 scudi alla famiglia Borghese nel 1613. L’ultimo restauro effettuato sul quadro ha fatto emergere l’uso di incisioni sulla tela, per rimarcare linee o contorni, a mo’ di disegno, frequenti nei lavori di Caravaggio. La pulitura del dipinto ha restituito inoltre la vivacità dei colori, in particolare nelle spire del serpente che mostrano dei riverberi di luce e nel fascio luminoso che cala dall’alto sulle tre figure. La tela di Caravaggio, criticata, rifiutata e svenduta, conferma come spesso i grandi capolavori non vengano compresi dai loro contemporanei.

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Letture consigliate

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

C.C.

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