La Casa Gialla: Van Gogh e Gauguin

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Casa Gialla
Van Gogh. Caffè di notte

Dopo aver viaggiato tutta la notte, il 23 ottobre del 1888 il treno preso da Paul Gauguin, poco prima dell’alba, arriva alla stazione di Arles, nel Sud della Francia. Entra nel Cafè de la Gare e stranamente il gestore dietro il banco, Joseph Ginoux, lo saluta riconoscendolo. Qualche giorno prima Van Gogh gli aveva mostrato l’autoritratto che Paul gli aveva spedito da Pont-Aven. Il giorno è spuntato. Fatti pochi metri Gauguin entra nella Casa Gialla che per due mesi, fino al 23 dicembre, quando il sodalizio conosce la parola fine, sarebbe stata anche la sua. Due mesi difficili e drammatici, con il gesto di Van Gogh che in un momento di crisi arriva a tagliarsi un orecchio, fondamentali per l’arte, che avrebbero proiettato l’impressionismo nella cultura artistica del 900.

Van Gogh è convinto, la sua ossessione è creare un atelier di pittori interessati alla luce e al colore, di aver scelto il giusto compagno di strada. Per dipingere in armonia e libertà. Sperimentando impatti cromatici e formali rigorosi, essenziali. Ma le liti, veri e propri contasti, non tardano ad insorgere. Come quando vanno a Montpellier a visitare il Musée Fabre che aveva colpito Gauguin per le opere di Delacroix e Courbet. Il diverbio, che li avrebbe lasciati “come due pile scariche” è scatenato dai diversi modi di concepire l’arte.

Per Van Gogh deve essere una consolazione. Deve salvare. Deve essere capace di redimere il dolore esistenziale. Gauguin non tollera il sentimentalismo. Ne tanto meno il naturalismo. “Per lui la pittura è stile, costruzione della forma associata al colore”. Lontana da chi vuole scrivere un diario che racconti la disperazione attraverso i quadri. Due modi di concepire l’arte, due estetiche non sempre però nettamente contrapposte. Osserviamo due quadri dei nostri autori che affrontano lo stesso tema.

Casa Gialla
Paul Gauguin, caffè di notte ad Arles

Prima dell’arrivo di Gauguin, Van Gogh dipinge il Caffè di notte, agli inizi di settembre del 1888. Quando l’amico bussa alla sua porta,   indicandogli il  piano della Casa Gialla dove avrebbe alloggiato, Vincent gli mostra le sue opere. Gauguin è colpito proprio dal Caffè di notte. “Appeso lì, in bella vista”, scrive Marco Goldin nel suo libro appena pubblicato I colori delle stelle. L’avventura di Van Gogh e Gauguin, Solferino editore. Se ne innamora. Vi legge qualcosa del suo stile. In merito all’uso del colore, il giallo del pavimento, il rosso dei muri, il verde del soffitto, la luce irradiata dalle lampade cercando di rappresentare “le terribili passioni umane” e all’uso dello spazio. Quindi Van Gogh realizza un quadro alla Gauguin.

Qualche giorno dopo Paul reinterpreta lo stesso soggetto ma con un’impostazione meno drammatica. Più compatta rispetto a quella dell’amico. Intanto la scena è dominata dalla signora Ginoux, proprietaria del caffè. Che Gauguin dipinge “come l’interno di un bordello, un po’ alla maniera di Zola o Maupassant”. La signora con la mano sinistra che sostiene il viso, la bottiglia di assenzio posata sulla tavola, con uno sguardo ammiccante punta gli occhi sull’osservatore. Nel quadro trovano spazio il luogotenente degli zuavi Milliet, all’estrema sinistra del dipinto e il postino Roulin con il cappello che sta conversando al tavolo con alcune signore. Una vera e propria narrazione per omaggiare il suo amico Vincent. Anche Gauguin ha creato un quadro alla Van Gogh.

Il libro

Marco Goldin, I colori delle stelle. L’avventura di Van Gogh e Gauguin, Solferino editore.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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