Vincent van Gogh, piccola guida per conoscere l’artista

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Vincent van Gogh

Molti lo definirebbero semplicemente un pittore post-impressionista di ritratti e paesaggi. Ma Vincent van Gogh è stato molto di più. Oggi è uno degli artisti più celebrati del mondo, ma la sua vita e la sua carriera sono finite prima del tempo, in maniera tragica. Ci resta la sua opera che ha aperto la via per la nascita dei movimenti artistici del XX secolo, come l’espressionismo tedesco e il fauvismo. Nacque in una famiglia molto religiosa e in effetti religione e spiritualità saranno due elementi costanti nella sua arte. Ma all’inizio Vincent sembrò scegliere un altro tipo di lavoro. Lo zio era socio della galleria d’arte Goupil e nel 1869 Van Gogh venne assunto come impiegato nella filiale de L’Aia. Lavorò anche nelle sedi di Londra e Parigi tra il 1873 e il 1876.

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Inizialmente il lavoro gli riuscì bene, ma attorno al 1876 qualcosa cambiò e fu costretto a dimettersi, in parte per la stranezza dei suoi comportamenti. A Londra si innamorò della figlia della sua padrona di casa, ma non suscitò interesse nella ragazza. Questo episodio segnò l’inizio di una serie di disastrosi tentativi nel cercare di trovare la felicità con una donna. In Gran Bretagna per un breve periodo insegnò, ma poi decise di tornare nei Paesi Bassi e cambiare vita: ora Vincent desiderava diventare un ministro di culto.

Nel 1878 si iscrisse alla facoltà di studi teologici a Bruxelles e per due anni fu pastore. Abbandonò infatti gli studi e si trasferì nel Borinage, in Belgio, per fare il predicatore laico tra i minatori. Vincent credeva ciecamente in questa strada spirituale, a tal punto da donare i propri beni ai poveri. Fu mandato via proprio per questa scelta giudicata troppo estrema, sconsiderata. Rimase quindi nel Borinage, ma senza un soldo, nella miseria più nera, attraversando una vera e propria cristi spirituale. Poi nel 1880 una nuova svolta.

Vincent van Gogh
Vincent van Gogh, i mangiatori di patate

La vocazione per l’arte

Scoprì la propria vocazione per l’arte e capì che poteva dare conforto all’umanità. L’idea era quella di diventare il pittore delle classi lavoratrici, un po’ come avevano fatto Jules Breton e Jean-Francois Millet. Si iscrisse quindi all’Academie Royale des Beaux-Arts, consigliato dal fratello Theo, mercante d’arte. Cominciò ad esercitarsi molto da autodidatta realizzando tanti disegni della campagna tra L’Aia ed Etten. Nel 1885 si trasferì a Nuenen dove realizzò la prima opera importante: i mangiatori di patate. Un dipinto dai toni cupi che riflettono la dura realtà dei contadini e che contraddistinguono i suoi primi lavori. Non fu accolto molto bene da pubblico e critica, di conseguenza Vincent approfondì lo studio del colore con l’opera di  Rubens. A proposito del dipinto l’artista scrisse:

Ho cercato di sottolineare che quelle persone, che mangiano patate alla luce della lampada, hanno lavorato la terra con le stesse mani che mettono nei piatti. È un quadro che parla del lavoro manuale e di come si siano guadagnati il pane onestamente.

Al 1886 risale una nuova svolta perchè Van Gogh si trasferì a Parigi. Nella capitale francese rimase affascinato dal clima d’avanguardia che vi si respirava. In particolare fu colpito dal lavoro degli impressionisti e neo-impressionisti. Studiò nell’atelier di Fernand Corman e strinse amicizia con Emile Bernard, Henri de Toulouse-Lautrec, Camille Pissarro e altri artisti. I padri spirituali dell’arte di Van Gogh restano però Paul Cezanne, Paul Gauguin, Georges Seurat e Paul Signac. In questo periodo i suoi dipinti cambiarono improvvisamente stile, perdendo il sapore moraleggiante ed esplodendo nella bellezza dei colori. L’artista studiò la teoria del colore, lavorando quasi in maniera scientifica, contrapponendo tinte complementari e sperimentando gli effetti di luce. Inoltre scoprì le xilografie giapponesi, rappresentandole nei propri quadri, come nel caso dell’opera Père Tanguy.

Vincent van Gogh
Vincent van Gogh, Père Tanguy

Il periodo più creativo

Dopo due anni a Parigi, stanco della vita cittadina e a seguito di una lite con il fratello, nel 1888, si trasferì nel sud della Francia. Vincent si pose l’obiettivo di fondare una colonia di artisti ad Arles. Fu un periodo molto produttivo: dipinse più di duecento tele in 15 mesi e quasi tutti grandi capolavori tra cui vaso con dodici girasoli e terrazza del caffè la sera. Per tutto il 1888 visse in povertà e soffrì di crisi nervose, allucinazioni e depressione. A ottobre di quell’anno fu raggiunto da Paul Gauguin, ma tra i due, dopo un periodo di convivenza di qualche settimana, scoppio una lite furiosa. Van Gogh ebbe una crisi durante la quale si tagliò l’orecchio sinistro, un evento entrato nel mito e immortalato nell’autoritratto con l’orecchio bendato.

Vincent van Gogh
Quattro capolavori di Vincent van Gogh: 1– terrazza del caffè la sera 2– vaso con dodici girasoli 3– autoritratto con l’orecchio bendato 4– notte stellata

Ovviamente Gauguin se ne andò e Van Gogh venne temporaneamente ricoverato, su sua stessa richiesta, a Saint Remy, vicino ad Arles in una casa di cura. L’artista era giunto a un punto di rottura. Il suo equilibrio mentale era sempre stato precario. Epilessia, schizofrenia, bipolarismo, sono molte le teorie riguardo ai disturbi che tormentarono Van Gogh. Alcuni hanno anche ipotizzato intossicazione da piombo, contenuto in certi colori. Ad ogni modo in un anno di ricovero produsse 150 dipinti e numerosi disegni, tra cui la splendida notte stellata.

Nel 1890 si trasferì a Auvers-sur-Oise, a nord di Parigi, per stare vicino al fratello Theo, da poco sposatosi. Fu un nuovo ultimo periodo di grande produzione artistica. 70 opere in 70 giorni. Gli ultimi. Tra queste lo struggente campo di grano con corvi. Il 27 luglio 1890 si sparò al petto e morì due giorni dopo, assistito dal fratello Theo che a sua volta morì dopo sei mesi.

Vincent van Gogh
Vincent van Gogh, campo di grano con corvi

Theo e Vincent

In effetti un paragrafo va dedicato al rapporto quasi simbiotico che legò i due fratelli. Theo aiutò Vincent dal punto di vista finanziario, ma anche emotivo. Tra i due ci fu sempre una stretta corrispondenza e oggi queste lettere sono una fonte preziosa per capire la vita dell’artista. Le crisi depressive, gli amori finiti male, la routine quotidiana, tutto emerge dalle lettere di Vincent. I due litigavano anche aspramente, ma vissero sempre insieme prima del matrimonio di Theo. Van Gogh fu un fardello, ma anche una figura centrale per suo fratello minore. Alla morte di Vincent la vita di Theo si sgretolò, cadde in preda a una forte depressione e prima della fine fu internato in una clinica di salute mentale vicino a Utrecht. Oggi i due fratelli riposano uno accanto all’altro nel cimitero di Auvers-sur-Oise.

Nel corso della sua vita Van Gogh vendette pochissimo e rimase poco noto all’ambiente artistico dell’epoca, ma dopo la morte la sua fama crebbe rapidamente. La vita appassionata e la devozione totale ai suoi ideali lo hanno reso uno degli eroi culturali dell’epoca moderna. Una vera icona pop che ispirò artisti, letterati, registi, ecc… Un esempio su tutti? il film hollywoodiano del 1956, brama di vivere, ispirato all’omonimo libro di Irving Stone. Ma nel corso degli anni si sono moltiplicati documentari, libri, gadget d’ogni tipo, dedicati a questo artista. Basti pensare alla collaborazione tra Vans e il Van Gogh Museum che ha visto la creazione di maglie, scarpe e accessori ispirati alle opere dell’artista.

Continua l’esplorazione …

Ti piace l’artista? quali emozioni ti suscita? hai mai visto una sua opera dal vivo? Scrivimi tutto nei commenti e segui i link qui sotto per approfondire!

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C.C.

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