10 nudi femminili nella storia dell’arte

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nudi femminiliDall’incantevole Venere di Urbino, passando per la sensuale Odalisca di Ingres, fino alla risposta femminista delle Guerrilla Girls. Il nudo femminile ha ispirato, rapito e provocato nel corso della storia dell’arte. In questo post sono raccolte 10 opere, 10 nudi femminili che tentano di sintetizzare e spiegare cosa ha rappresentato il nudo femminile per artisti, pubblico e critica. O almeno è ciò che ha pensato Jonathan Jones che ha scritto la versione originale dell’articolo in inglese.

  • Tiziano – Venere di Urbino (1536-38)

Nessuno ha mai dipinto donne nude con la stessa magnificenza di Tiziano. La sua incantevole Venere è un’mante che mette a nudo la propria bellezza, e il destinatario della sua generosità è chiunque si trovi di fronte a questo dipinto nella galleria degli Uffizi a Firenze. Tiziano ricrea con abilità strabiliante la presenza sontuosa di questo nudo: il rapimento della sua bellezza carnale. C’è qualcosa di divino in questa bellezza. Alcune persone trovano la profondità nell’arte religiosa, nell’arte astratta o nell’arte concettuale. Ma forse non c’è nulla di più commovente di questa splendida Venere.

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  • Juergen Teller – Vivienne Westwood (2013)

La nudità non perde mai il suo potere. Le convenzioni del nudo possono essere cavalcate e sfidate, in modi illimitati. Vivienne Westwood spicca in pose tratte dalla pittura mentre mette in mostra le nudità di una signora, all’epoca delle foto, ormai settantenne.

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  • François Boucher – Louise O’Murphy (1752)

L’amante del re di Francia mostra con orgoglio il suo fondo schiena in questa immagine dall’epoca del marchese di Sade. In quest’opera del XVIII secolo Louise O’Murphy non è solo nuda, ma è sensualmente in posa. La tradizione artistica del nudo, che risale all’antica Grecia, è a volte erroneamente immaginata come una ricerca della bellezza classica. Infatti, come dimostrano Boucher e la sua opera, è sempre stata e sempre sarà una ricerca sulla sensualità.

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  • Ingres – La Grande Odalisca (1814)

Questo nudo spudoratamente provocatorio viene offerto gratuitamente agli occhi di qualche sultano immaginario. Il suo profumo di fantasia orientalista trasforma lo spettatore in un decadente conoscitore del piacere sensuale. Ingres rende la sua Odalisca quasi esageratamente sinuosa, incredibilmente incarnata, ma più reale di qualsiasi fotografia.

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  • Guerrilla Girls – Le donne devono essere nude per entrare nel Met Museum? (1989)

In questa classica risposta a millenni di voyeurismo maschile, le Guerrilla Girls mettono una testa di scimmia all’odalisca di Ingres. Ci sono più nudi femminili nell’arte di quante non ci siano donne famose. Il nudo è solo uno strumento di oppressione? Ingres è misogino? Oggi è difficile guardare un nudo senza farsi domande.

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  • Pablo Picasso – Nudo, foglie verdi e busto (1932)

Picasso immagina la sua amante come un’accogliente nuvola rosa, una costellazione di curve. La donna qui è parte della natura, ridotta allo stato di oggetti di una natura morta, fatti per essere guardati dall’artista. Eppure il suo amore, possessivo com’è, non può essere messo in dubbio. Picasso mette la propria sensualità in ogni pigmento di questo opulento dipinto. Se la sua visione del nudo è assolutamente possessiva, è anche onesta.

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  • Hannah Wilke – SOS Starification Object Series (Back) (1974)

Wilke mostra il suo corpo come un oggetto segnato dalle stimmate del voyeurismo. In un mondo dominato dallo sguardo maschile, sembra che sul suo corpo abbiano germogliato strani elementi. Questa visione femminista trasforma l’antica tradizione del nudo nell’arte dentro e fuori per mostrare il dolore dell’essere guardati.

  • Copia di Prassitele – Venere Capitolina (copiata da un originale del IV secolo a.C.)

Lo scultore greco Prassitele ha creato l’idea del nudo femminile. In uno dei suoi capolavori perduti, che può essere visto solo attraverso successive copie romane, ha ritratto la dea Venere nuda in una posa che gli antichi greci hanno trovato intensamente provocatoria. Si dice che almeno uno spettatore abbia tentato di farci l’amore. In questa variante Prassitele conferisce a Venere una posa più decorosa. Anche se viene rappresentata nuda, cerca di coprirsi con modestia, in un modo che attira l’attenzione sulla sessualità e sui suoi pericoli.

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  • Sandro Botticelli – Nascita di Venere (c 1484)

Botticelli rianimò la dea dell’amore Venere nel rinascimento, in una posa simile a quella sperimentata da Prassitele. Secondo Platone e i suoi seguaci la contemplazione della bellezza fisica può condurre la mente alla verità celeste. La Venere di Botticelli non è un oggetto sessuale. Lei è una divina maestra di illuminazione spirituale. La sua è una bellezza che guarisce il mondo.

  • Diego Velázquez – Venere Rokeby (1647-51)

All’inizio del XX secolo questo nudo lussureggiante fu attaccato da una suffragetta che lo tagliò. Eppure, una seconda occhiata al dipinto di Velázquez ci rivela che contiene una sua critica al guardare. Mentre vaghiamo con gli occhi sul dipinto scopriamo che la modella si guarda allo specchio. I suoi lineamenti nel vetro sono sfocati ed esitanti, la sua espressione grave. A cosa sta pensando? Velázquez fa scaturire delle domande. Stabilisce una tensione ansiosa tra la mente e il corpo, tra la carne mostrata e l’anima segreta. Così facendo dipinge un nudo non solo bello, ma profondo.

Fonti: traduzione di Cristian Camanzi da www.theguardian.com

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