Antonello da Messina a Palermo

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Antonello da Messina
Antonello da Messina, ritratto d’ignoto marinaio

Il grande Antonello da Messina è il protagonista della mostra, curata da Federico Villa, di Palazzo Abatellis a Palermo. La rassegna sarà poi presentata a Palazzo Reale a Milano dopa la chiusura della tappa siciliana. Della vita di Antonello non sappiamo molto. Solo congetture più che notizie vere e proprie. Specialmente dopo il terremoto di Messina del 1908 che distrugge la già striminzita documentazione d’archivio rimasta. Siamo sicuri che è vissuto tra il 1430 circa e il 1479. E che nella prima metà del Quattrocento, senza che nella sua città d’origine ci fosse una conclamata tradizione artistica, si impone come un big indiscusso dell’arte del suo tempo. La fama dei suoi ritratti, dove raggiunge uno dei risultati più alti della sua pittura, intensi originali maliziosi folgoranti, arriva a Milano e a Venezia. Tornato in Sicilia muore pochi anni dopo.

Il suo lascito artistico, o almeno ciò che è giunto fino a noi, non supera le cinquanta tavole. Circa la metà sono esposte a Palermo. Perché vale la pena conoscere a fondo il pittore siciliano? Almeno per tre motivi:

  1. Scopre la tecnica fiamminga della pittura a olio su tavola. Percependone la modernità e la sua apertura nella raffigurazione dei dettagli. Anche se Adolfo Venturi ci ricorda che nei quadri di Antonello la minuzia dei fiamminghi è superata dalla “vigorosa sintesi italiana”.
  2. Collega il Rinascimento italiano, con la sua impostazione prospettica e volumetrica (in primis Piero della Francesca), a quello fiammingo in grado di rendere gli effetti atmosferici di luce e di colore. Basta guardare il Cristo alla colonna, dipinto da sotto in su. Una suggestiva e imponente immagine, con il volto riverso all’indietro, tragico nella sua quotidianità. Ci cattura per il naturalismo delle lacrime, della barba, delle corde. Dettagli quasi iperrealistici che superano quelli dei fiamminghi.
  3. Il catalogo delle sue opere da fantastico è diventato scientifico. Le attribuzioni certe non mancano. A partire da quelle di Bernard Berenson. E continuando con Federico Zeri e Roberto Longhi che nel 1914 ricolloca Antonello fra i veneziani, Bellini in particolare.
Antonello da Messina
Antonello da Messina, l’Annunciata

Il percorso espositivo è scandito, fra l’altro, dalla Madonna con Bambino e il San Giovanni Evangelista degli Uffizi. Dal Ritratto Malaspina proveniente da Pavia e dal Ritratto di ignoto marinaio, già protagonista dell’omonimo romanzo di Vincenzo Consolo. Volti che, come scrive Federico Villa “consegnano allo spettatore un racconto, una storia, un intero tratto sull’umana natura. Fermano l’atto del respiro, colgono il fremito di un labbro, la certezza di uno sguardo”. E non è un ritratto, anche se immaginario, quello dell’Annunciata? Con il suo sguardo magnetico, la mano sospesa come a bloccare le parole dell’angelo. Quasi un movimento abituale eppure unico, assoluto.

Siamo di fronte ad una ragazzina, una giovanissima Maria dagli occhi neri, profondi. Emerge dallo sfondo scuro e occupa tutto il primo piano. Non incrocia il nostro sguardo. Il suo è rivolto verso il basso. Verso l’arcangelo Gabriele che Antonello esclude dalla scena. Uno sguardo esitante, timido. Sicuramente a disagio. L’annuncio le ha sconvolto l’esistenza. Come se non riuscisse a comprendere, veramente, il messaggio che ha appena ricevuto. O forse se ne rende conto ma non si sente pronta ad affrontare l’evento tragico che l’attende.

La mostra

Antonello da Messina, Palazzo Abatellis, Palermo, dal 13 dicembre 2018 al 10 febbraio 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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