Caravaggio, la Maddalena in estasi

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Maddalena in estasi
Caravaggio, Maria Maddalena in estasi

Sembra non ci siano più dubbi. Le accurate analisi tecno/scientifiche arrivano tutte alla stessa conclusione. La Maddalena in estasi scoperta da Mina Gregori appartiene a Caravaggio. Credo sia molto interessante accennare agli approcci e ai ragionamenti deduttivi messi in atto dagli esperti che hanno confermato la clamorosa scoperta. Fino al 28 gennaio 2019 il museo parigino Jacquemart-André ospita la mostra Caravage à Rome, amis&ennemis. Mostra che comprende fra le opere esposte, Il suonatore di liuto, Giuditta e Oloferne, la Cena in Emmaus e la Maddalena. Mina Gregori è la massima studiosa di Caravaggio. Quando si è trovata di fronte a questa Maddalena, ha esultato: finalmente, è lei. Fra gli otto esemplari che girano per il mondo, questo sarebbe quello autentico. Quello che Michelangelo Merisi aveva in barca nell’ultimo suo viaggio, direzione Porto Empedocle.

Cosa si vede nel quadro? Il corpo di una donna in estasi sorgere dal buio e prendere forma in virtù di una luce abbagliante. Ecco come la descrive la Gregori:

La testa abbandonata all’indietro, gli occhi semichiusi, la bocca appena aperta, le spalle scoperte, le mani giunte, i capelli sciolti, il bianco della veste e il rosso del manto. L’incarnato del volto di toni variati. I polsi forti e le mani di toni lividi con mirabili variazioni di colori e luce e con l’ombra che oscura la metà delle dita sono gli aspetti più interessanti e intensi del dipinto. È Caravaggio.

Conclude la studiosa. Qualche tempo fa, per rafforzare l’attribuzione, il quadro è stato affidato agli esperti dell’Opificio delle pietre dure di Firenze, specialisti nell’arte del restauro. Hanno portato alla luce sotto lo sfondo scuro elementi vegetali: arbusti e fogliame. Hanno accertato la composizione chimica dei colori, i materiali usati. Insieme alla tecnica pittorica utilizzata.

Maddalena in estasi
Cena in Emmaus, Caravaggio, National Gallery di Londra

Il tutto a favore della convinzione che attribuisce l’opera alla mano del Caravaggio. In quale fase della sua vita si dovrebbe inserire l’opera? Nel 1606 il pittore trentacinquenne vive a Roma sotto la protezione del cardinale Francesco Maria del Monte, a palazzo Madama, sede attuale del Senato. Com’è noto Caravaggio non ha un carattere facile. Gira armato di coltello. Sempre pronto al duello. Fino a quando colpisce a morte Ferruccio Tommasoni. Ma i duelli sono proibiti da papa Sisto V. Se non vuole morire, deve fuggire dai territori dello Stato pontificio. Trova scampo nei feudi laziali della famiglia Colonna, dove riesce a lavorare intensamente. Dipingendo la Cena in Emmaus, che si rifà al Vangelo di Luca, secondo il quale a Emmaus poco distante da Gerusalemme Gesù incontra dopo la Resurrezione due discepoli, oggi alla pinacoteca di Brera a Milano e  una Maddalena a mezza figura.

Cinque anni prima Caravaggio aveva dipinto un’altra Cena. Attualmente a Londra. Alla National Gallery. La differenza fra le due traspare chiaramente. In quest’ultima Cristo incarna il buon pastore, il suo volto imberbe emana serenità. I colori sono intensi. La Cena di Brera è dipinta dal pittore durante la fuga. La sua impaginazione è tragica. Mentre spezza il pane, l’espressione di Gesù è cupa, dolorosa. Qualcuno ipotizza che Caravaggio abbia raffigurato sé stesso, disperato, nella faccia del Salvatore. Ai fini dell’attribuzione che relazione c’è tra questa Cena e la Maddalena? Tramite il restauro si è scoperto che la stanza che raffigura la scena aveva sulla destra un’apertura che dava su di un luogo alberato. Una vegetazione per simboleggiare la rinascita della natura insieme la rinascita di Gesù.

Maddalena in estasi
Cena in Emmaus, Caravaggio, Pinacoteca di Brera, Milano

Poi Caravaggio si pente e copre di nero lo sfondo, per dare maggior risalto alla passione e alla penitenza. Dipingendo la Maddalena il Merisi segue lo stesso procedimento: prima dipinge poi cancella. Sono stati chiamati in causa anche i tecnici dell’Istituto di fisica nucleare di Firenze per analizzare gli elementi chimici che compongono i pigmenti pittorici. Risultato? La cena di Brera e la Maddalena condividono la stessa tavolozza di colori e la stratigrafia di pigmenti. Ergo, sono opera della stessa mano. Sappiamo inoltre che Caravaggio, diversamente da Leonardo, lavora in solitudine. Non ha discepoli. Allora, se non è stato lui, chi è l’artista con la stessa capacità del Merisi a creare un capolavoro?

La mostra

Caravage à Rome, amis&ennemis, museo Jacquemart-André, Parigi, fino al 28 febbraio 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

Precisazioni riguardo al post da segnalazione via mail: le informazioni riguardo alle analisi svolte dall’Opificio delle Pietre Dure e dall’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari del CNR sono da riferirsi al dipinto detto Klain, dal nome dei penultimi proprietari. Le analisi sul dipinto detto Gregori invece, sono state effettuate dal dott. Claudio Falcucci presso un istituto privato e presentate, assieme a quelle relative alla tela Klain, al convegno tenutosi a Parigi lo scorso gennaio.

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