Giorgio Vasari, Cristo portacroce

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Giorgio Vasari
Giorgio Vasari, Cristo portacroce

Ancora una riscoperta. O meglio, una conferma. Carlo Falciani, grande esperto  della pittura di Giorgio Vasari ha ritrovato il suo Cristo Portacroce. Ha riconosciuto il quadro guardando la fotografia di un tela battuta durante un’asta nel Connecticut. L’opera del 1553 è una delle ultime dipinte dall’artista a Roma prima di trasferirsi a Firenze. Commissionata dal banchiere e collezionista Bindo Altoviti. Come facciamo a saperlo? Falciani nel suo intervento in catalogo riporta un passo de “Le ricordanze” dello stesso Vasari:

Ricordo come a di XX maggio 1553 Messer Bindo Altoviti ebbe un quadro di braccia uno e mezzo drentovi una figura dal mezzo in su grande, un Cristo che portava la Croce che valeva scudi quindici oro.

Un’invenzione figurativa che riscuote immediato successo se l’artista di Arezzo lo replica quattro volte nello stesso mese. L’opera è autografa. Dopo averne constatato l’intensa qualità pittorica, la manifesta bellezza, l’autenticità del Cristo vasariano è tale che non è stato necessario sottoporre la tavola alla metodologia attributiva che scova le correlazioni stilistiche con altri lavori certi del Vasari. È sufficiente accennare:

  1. al volto del Cristo che richiama, nella sua fisionomia, tratti in comune con la Vocazione dei santi Pietro e Andrea della Badia delle sante Flora e Lucilla ad Arezzo del 1551. Anche se nel Portacroce, il pittore lo raffigura quasi di profilo, “smagliante e radioso”. Con la testa inclinata. Le labbra sfiorate da un leggero sorriso. Di chi accetta senza drammi il peso della croce.
  2. All’immagine del  servitore nel Convito di Ester e Assuero. In particolare, là dove si vede un giovane sbarbato che s’incurva con deferenza inchinando la schiena. Rispetto al Convito, nel Cristo Portacroce cambia la fisionomia del personaggio, anche se il profilo non sembra mutare. I riccioli corti diventano capelli lunghi. Sul volto si manifesta una rarefatta barba rossiccia che rispetta l’iconografia del Salvatore. Il braccio possente e la mano artigliata con le dita gigantesche e il collo dilatato nello sforzo in atto per sostenere il peso della Croce, hanno un evidente risalto.
Giorgio Vasari, convito di Ester e Assuero

Da sottolineare ancora l’insolita composizione della tavola Altoviti. La figura è unica. Priva di spunti narrativi. Gli strumenti della Passione, che in altre opere Vasari mette in risalto, qui sono relegati nell’ombra. Cristo è solo. Nella sua monumentalità. Appare magnifico, dalla nera spazialità del fondo. Appena interrotto dal legno rugoso della croce.

La mostra

Cristo portacroce di Giorgio Vasari. Visibile nella Galleria Corsini A Roma fino al 30 giugno 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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