Piero della Francesca, monarca della pittura

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Piero della Francesca
Piero della Francesca, Madonna del Parto

Fino al 19 marzo 2019 l’Ermitage di San Pietroburgo ospita la mostra monografica “Piero della Francesca. Monarca della pittura”. Per la prima volta sono esposte undici opere che incrementano la conoscenza di questo maestro del primo Rinascimento italiano. Si dice che sia molto apprezzato dalle classi più colte. E quindi meno noto di Michelangelo, Leonardo e Caravaggio diventati ormai pittori pop.

L’attrazione

Cosa c’è di particolare in Piero che cattura la nostra attenzione?Per Bernard Berenson dipende dall’impersonalità delle figure. Non vogliono spiegare, giustificare la loro presenza. Di suscitare la simpatia, l’interesse di chi guarda. Non fanno trapelare alcun tipo di sentimento. Piero “non si domanda mai che cosa sentano i suoi personaggi. Le loro emozioni non lo riguardano”. Sono protagonisti  che nella loro sobria monumentalità, nella loro algida composizione, si rapportano all’intelletto e non all’emotività. Se esprimono qualcosa lo fanno tramite il silenzio. Nei loro volti non si legge l’inquietudine. Nelle loro ampie fronti convivono pensieri semplici. Esistono e basta. Eppure davanti alle opere di Piero dall’essenziale spiritualità, subiamo un’intensa attrazione. Come se i colori, per Roberto Longhi, nascessero “per la prima volta come elementi di un’invenzione del mondo”.

La Madonna del parto

Piero la dipinge a fresco, nel 1453 circa, in una piccola chiesa di campagna, Santa Maria di Momentana. Allora al confine fra lo Stato di Firenze e lo Stato pontificio, presso Monterchi. Come mai un pittore così famoso, contattato da papi e re, dedica sette giorni di lavoro ad un’opera relegata ad un sito così periferico? Perché ha uno zio rettore della chiesa. L’affresco è ancora lì, sopravvissuto a due terremoti e all’imperversare del fronte durante la Seconda guerra mondiale. Senza tempo, distaccato, quasi un idolo. Ciò che imprime sulla parete è un’immagine mentale. Due angeli che agiscono in sincrono, come se danzassero, tengono aperti i lembi di un tendone.

Appare la Madonna: orgogliosa, quasi assente. Isolata, domina il centro della scena. Imponente, maestosa, leggermente incurvata. Con la mano destra accarezza l’essere che si porta dentro. “Il corpetto dell’abito è slacciato sul ventre gonfio e lungo la cucitura laterale, e lascia affiorare il bianco della camicia sottostante. Quel colore proclama la sua purezza, la sua verginità” (Melania Mazzucco: Il museo del mondo. Einaudi 2014). È molto arduo rappresentare la gravidanza di Maria. Colei che porta in grembo il futuro Salvatore non deve esprimere, non deve rimandare alla sensualità originaria come avviene in ogni gravidanza. Accettando il difficile soggetto Piero vince la sfida. Nella sua Madonna la gravidanza diventa divina e la divinità si umanizza.

La mostra

Piero della Francesca. Monarca della pittura, Ermitage di San Pietroburgo, fino al 19 marzo 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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