I nudi di Casorati

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Casorati
Felice Casorati, fanciulla dormiente

La Galleria d’Arte Moderna di Roma ospita fino al 13 ottobre 2019, “Donne. Corpo e Immagine tra simbolo e rivoluzione”. La rassegna comprende cento opere. Il soggetto è l’immagine della donna raffigurata tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del XX secolo. Donna riconducibile ad un ossimoro che ne rivela l’ambivalenza: da un lato incarnazione di pura spiritualità immateriale; dall’altro fonte di pulsioni ansiogene. Fra i cento lavori sopra accennati vorrei attirare l’attenzione su quelli di Felice Casorati (1886-1963). Un autore di cui si parla poco, raramente oggetto di mostre. Per captare il suo modus operandi è sufficiente riportare ciò che scrive nel 1911:

Vorrei saper proclamare la dolcezza di fissare sulla tela le anime estatiche e ferme, le cose immobili e mute, gli sguardi lunghi, i pensieri profondi e limpidi, la vita di gioia e non di vertigine, la vita di dolore e non di affanno.

Intorno agli anni Trenta le sue creazioni rivelano quell’impianto nitido e insieme straniante che è stato definito realistico/metafisico. La donna nella sua intimità, nella sua indifesa nudità incarna l’essenza della poetica di Casorati. Le figure maschili sono in genere assenti. Tranne nei ritratti che sono un’altra cosa. Quando entrano in scena come in Conversazione platonica (1925) o in Susanna (1929), “funzionano da contrappunto (anche in chiave ironica) ed enfatizzazione di un mondo al femminile chiuso nella sua lirica, intimistica e melanconica incomunicabilità verso l’esterno”. L’attenzione verso il corpo femminile ha caratterizzato l’intero percorso creativo del pittore. A conoscenza delle regole matematiche a base del nudo che abbiamo ereditato dal Rinascimento.

Casorati
Felice Casorati, concerto

La sua Fanciulla dormiente del 1932 è un rifarsi al Compianto sul Cristo morto di Mantegna. La giovanissima donna è vista di scorcio. Quasi asessuata. Come fosse un manichino fra gli altri arredi dello studio: un piede in gesso, parte della testa della sorella. C’è da notare poi che Casorati, anche nelle opere con diversi personaggi non dipinge dei veri e propri gruppi. Solo figure isolate in se stesse. Che si coordinano nello spazio prospettico. Senza nessuna subordinazione gerarchica. Come si può vedere nel Concerto del 1924. Forse il dipinto più neoclassico, che “ricerca una luminosità alla Vermeer” e si ispira liberamente a Ingres, giudicato nei suoi nudi armonioso e insieme sensuale. Il Concerto è costruito con morbide forme. I corpi  sono avvolti nel silenzio. Anche se la donna sulla destra ha in mano uno strumento. L’atmosfera che avvolge il tutto è rarefatta, mentale.

La mostra

Donne. Corpo e Immagine tra simbolo e rivoluzione, Galleria d’Arte Moderna di Roma, fino al 13 ottobre 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

1 commento

  1. Una felice scoperta. Complimenti per la multiformità degli argomenti e la sinteticità pur corposa delle note. Continuerò a seguirvi.

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