Velazquez e l’enigma della rappresentazione

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Las Meninas, Diego Velazquez
Las Meninas, Diego Velazquez

Las meninas di Velazquez (1656-7) è un quadro famoso. Molto bello. Visitabile al museo del Prado a Madrid. Un’opera complessa che ha fatto discutere. Un’occasione per riflettere sulle arti figurative.

L’analisi

Quasi al centro della tela c’è una bambina di cinque anni. Margherita, l’infanta di Spagna. Destinata a sposare Leopoldo I d’Austria. Morirà giovanissima, lasciando di sé soprattutto questa immagine. È chiaro che non si può identificare l’opera solo in Margherita. Siamo di fronte ad un frammento della vita di corte. Ai suoi piedi si inchina Maria Augustina de Sarmiento, le porge dell’acqua in un bucchero rosso. Quasi da contrappunto, Velazquez colloca la figura di un’altra giovane, Isabel de Velasco. Dai movimenti e dai gesti s’intuisce che sta parlando. Dietro di lei una donna vestita da monaca. E ancora, la scena si complica se ci allontaniamo lentamente dal suo nucleo tematico. Spostando la nostra visuale, scorgiamo la raffigurazione di due Velazquez: il primo è lo stesso pittore che sta dipingendo una grande tela il cui soggetto ci è negato, in apparenza. Il secondo, un maresciallo di palazzo, Josè Nieto Velazquez. Prima di lasciare la scena, incorniciato nella porta, volge lo sguardo verso di noi. Chi o cosa sta guardando?

Las Meninas, Diego Velazquez
Las Meninas, Diego Velazquez

Lo specchio

Fra i due, uno specchio riflette Filippo IV di Spagna con la moglie Marianna d’Austria. Sulla destra, i personaggi minori, due nani. Il più giovane stuzzica un grosso e tranquillo cane. Sullo sfondo due servitori che stanno conversando. Anche se uno ha deciso di guardarci. Quasi celate nell’oscurità, sulla parete che delimita la stanza, Velazquez ha inserito alcune grandi tele. Il soggetto è mitologico: Atena che punisce Aracne, di Rubens e una copia della Contesa di Apollo e Pan di Jordaens.

Appena sopra ho usato la locuzione, in apparenza e c’è un motivo. Non è vero che non possiamo vedere ciò a cui Velasquez sta lavorando. Con una trovata ingegnosa, ricorre alla luce di uno specchio dipinto sulla parete di fondo della stanza. Di fronte alla tela. Che riflette le immagini del re Filippo e della regina Marianna. Ma non tutti condividono questa interpretazione.

Foucault

A partire da 1966 anche i filosofi studiano Las meninas. Voglio ricordare Michel Foucault. Il libro Le parole e le cose contiene il saggio Le damigelle d’onore. La sua attenzione, nell’opera di Velasquez, è rivolta proprio allo specchio. Cosa ne pensa? È “uno sguardo che esce dal quadro per mostrarci ciò che sta al di là del quadro, nel nostro spazio”. Ora, ciò che lo specchio rimanda e che si deve trovare proprio di fronte ad esso, la coppia reale, è a sua volta l’oggetto di due differenti sguardi che dal quadro le vengono rivolti: la guardano infatti sia Velazquez pittore che la dipinge sulla tela, e sia l’altro Velazquez che fa da spettatore poiché, scrive Foucault, è chiaro che egli si volga ad osservare il modello che il suo omonimo dipinge: il re e la regina. Quindi lo specchio riflette qualcosa di esterno allo spazio del quadro. I sovrani in carne e ossa. Qualcosa che comprende non solo la famiglia reale “che il Velasquez dipinto a sua volta dipinge”, ma anche il punto in cui l’osservatore deve collocarsi per inquadrare la scena così come l’artista l’ha vista.

Il punto di fuga

Altri studiosi però, rispettando le regole della prospettiva, si sono accorti che il punto di fuga non si trova nello specchio, ma sopra il gomito di Iosè Nieto. Cosa ne deriva? Che l’immagine dello specchio è l’immagine di un immagine. Perché lo specchio riflette l’immagine del dipinto. Sconfessando così l’interpretazione di Foucault. Quindi Velàsquez sta dipingendo un doppio ritratto dei re di Spagna. Un bel rompicapo, se vogliamo. Ne vale la pena però. Un invito a riflettere, in pittura, sull’enigma della rappresentazione.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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