Il mare infinito di Piero Guccione

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Piero Guccione
Piero Guccione, la nave e l’ombra del mare

Ad uno dei maggiori esponenti della pittura italiana del secondo Novecento, Piero Guccione (Scicli 1935 – Modica 2018), il Museo d’arte di Mendrisio nella Svizzera italiana, fino al 30 giugno 2019, dedica la retrospettiva “La pittura come il mare”. Articolata in 56 opere. Mare che è stata la sua grande passione a partire dagli anni Settanta. Una passione al limite dell’ossessivo. Il cui inizio è legato ad un preciso ricordo. L’idea di dipingerlo, “nasce dalla mia memoria di bambino”, chiariva lo stesso Guccione. “Col carretto arrivavo da Scicli e improvvisamente, terminata una breve salita, lungo la discesa, si vedeva il mare. Era un’apparizione meravigliosa. Il senso di profondità, la distanza, la luce, davano al mare un movimento dolcissimo”.

Ecco in estrema sintesi, l’autore era un artista di poche parole, gli elementi fondanti della sua poetica legati al soggetto. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Chi ha vissuto la stessa esperienza. Chi ha respirato lo stesso mare, specialmente in solitudine, assorbendone gli odori in giornate di calma piatta. Con le sottili increspature dell’acqua che si intuiscono in lontananza, può riconoscersi fino in fondo nella sensazione raccontata. A questo punto non rimane che mettersi di fronte ad alcune creazioni di Guccione e lasciarsi catturare dalla loro misteriosa malia.

Piero Guccione, luna d’agosto

Nel 1978 dipinge due quadri: La nave e l’ombra del mare e Piccolo mare con peschereccio. L’artista sembra ancora avere bisogno di inserire nei suoi quadri tracce referenziali. Anche se non invadenti. Ridotte al minimo. Tracce figurative non legate al reale ma legate all’esplorazione della complessità della percezione. Sia fisica sia psicologica. Friedrich sosteneva che “il pittore non deve solo dipingere ciò che ha davanti a sé ma anche ciò che vede in sé”. Il brandello di vela bianca che Guccione ha posto in cima al quadro, sfiora leggerissima la linea dell’orizzonte. Come se volesse aggrapparsi a qualcosa di tangibile che spezzi l’assoluto della visione. Da questo momento in poi non ne ha più bisogno. Perché la luminosità dell’azzurro diventa l’assoluta protagonista.

Come in Luna d’agosto. L’immagine del mare, che non ha niente a che vedere con la veduta, è rigorosa essenziale ascetica. Immersa nel silenzio. Il superfluo, come i manufatti presenti in altre opere, muretti o linee telefoniche che servivano a scandire lo spazio, è bandito. Ora lo spazio è cadenzato da colore. Dai suoi impercettibili mutamenti: azzurro-viola-azzurro che annullano i confini  fra mare e cielo. Dalla luce che invade l’opera da ogni parte e riesce a raffigurare ciò che sembra impossibile: l’infinito. Una pittura, quella di Guccione, dalla doppia lettura. Se la guardiamo da lontano può sembrare di semplice fattura. Vista da vicino, con attenzione, si scopre un affascinante e fittissimo intreccio di segni che rimanda all’impercettibile eterno movimento dell’acqua.

La mostra

“La pittura come il mare”, Museo d’arte di Mendrisio, Svizzera, fino al 30 giugno 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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