Il Settecento a Roma

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Il Settecento a Roma
Guido Cagnacci, Maria Maddalena

Vorrei segnalare alcune opere presenti nelle Gallerie Nazionali di Arte Antica a Roma a Palazzo Barberini. L’occasione è fornita dal nuovo allestimento dei capolavori del Settecento a Roma, aperto al pubblico, delle dieci sale espositive nell’ala sud. Iniziamo dalla Maria Maddalena di Guido Cagnacci (1601-1663). Precocemente attratto dall’immagine della donna. Spesso raffigurata in pose languide e seducenti. Anche se quella della Maddalena fa parte di una consolidata tradizione iconografica. La donna ha trovato rifugio in una grotta. Viva da eremita, lontana dalle tentazioni terrene. Accanto a lei c’è una croce. E il vasetto di nardo con il quale ha unto i piedi di Cristo alla cena di Betania. In grembo, quasi accarezzandolo, tiene il teschio del memento mori. Nella mano destra sembra sfiorare il flagello per mortificare la carne.

Il Settecento a Roma
Pierre Subleyras, nudo femminile di schiena

Lo stato in cui si trova la donna, il suo lasciarsi andare, dovuto all’estasi mistica o alle conseguenze delle privazioni ascetiche, non dà l’impressione di chi sia martoriata dalla penitenza. Le parti scoperte del suo corpo sono sode e vigorose. Non ci sono tracce visibili di mortificazione. Nel Nudo femminile di schiena di Paul Subleyras (1669-1746), la nuda corporeità è l’assoluta protagonista. L’artista ha eliminato ogni pretesto iconografico, orpelli o abiti. Non è una dea, non è una ninfa, non ci sono latenze allegoriche e non sappiamo se sia una modella, un’amante o la moglie del pittore. Ma il movimento sinuoso delle forme; gli accattivanti tratti anatomici vanno oltre il mero studio accademico. La donna è raffigurata in uno stato di intimità che ribalta i codici della ritrattistica ufficiale. Anticipando di un secolo lo scalpore che susciterà Manet con la sua Olympia.

Il Settecento a Roma
Mattia Preti, la fuga da Troia

Preti e Bernini

Con Mattia Preti (1613-1699) si cambia soggetto. Ne La fuga di Troia, l’eroe traspira pietas da tutti i pori. Rispettoso verso gli dei e verso gli uomini.  Lo vediamo mentre si china sotto il peso dell’anziano padre Anchise che porta sulle spalle. Anche se sembra vacillare, i suoi passi sorretti da gambe muscolose vanno dritti alla meta. Come racconta Virgilio nell’Eneide. Sullo sfondo il terribile incendio di Troia, distrutta dagli Achei con l’inganno ordito dall’astuto Ulisse. Sulla destra s’intravede la moglie Creusa. Lo sguardo rivolto indietro. Come presagio del suo smarrimento nella notte della caduta della città. Enea ne griderà il nome cercandola. Fino a quando non scorgerà il suo fantasma. A guidare il gruppo è il personaggio seminudo del piccolo Ascanio. In primo piano. Dalla sua stirpe sorgerà Roma. A lui Preti affida la scansione narrativa. La visione del dramma del presente e la consapevolezza del futuro riscatto.

Il Settecento a Roma
Gian Lorenzo Bernini, busto di papa Clemente X Altieri

Il marmo di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), Busto di papa Clemente X Altieri, fu consegnato dopo la scomparsa del pontefice. Non finito del tutto. Come si intuisce dai ponticelli tra le dita e dal supporto che sostiene la mano. Il ritratto configura il papa nel momento solenne della benedizione apostolica. Con la mano destra nel segno della croce. Anche se la scultura non ha il dinamismo di altre opere, si fa notare per le capacità tecniche e l’intensità dell’espressione insita nel gesto che sta compiendo.

L’evento

Nuovo allestimento dei capolavori del 700, aperto al pubblico, delle dieci sale espositive nell’ala sud, Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini, Roma.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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