Venere e Marte, Sandro Botticelli

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Venere e Marte, Sandro Botticelli
Sandro Botticelli, Venere e Marte

Venere e Marte. Marte, dio della guerra, è stato uno degli amanti di Venere, dea dell’amore. Qui lui è addormentato e inerme, mentre lei è sveglia e vigile. Siepi di alloro e mirto racchiudono la scena, separandola dallo sfondo in cui vediamo un paesaggio con montagne. Il significato dell’opera di Sandro Botticelli molto probabilmente riguarda l’amore che vince la guerra, o l’amore che vince su tutto. Questo perché Marte, dio della guerra e personificazione della violenza sta dormendo profondamente, esausto dopo un incontro d’amore con Venere. Nemmeno lo squillo prodotto da un satiro soffiando dentro una conchiglia come fosse una tromba riesce a svegliarlo. I piccoli fauni stanno combinando un gran casino. Hanno rubato la lancia al dio, uno di loro ne ha indossato l’elmo troppo grande per la sua testa e un altro sbuca da dietro la schiena di Marte indossandone l’armatura, anche in questo caso troppo grande.

Questo dipinto fu probabilmente realizzato come pezzo d’arredamento per una camera da letto, forse si tratta di una testata oppure del rivestimento di una cassapanca matrimoniale, il che spiegherebbe le sue dimensioni strette e lunghe. Ma chi furono i committenti? Un piccolo indizio lasciato dall’artista che si divertiva a giocare con i simboli e le parole, potrebbe svelare il mistero. Le vespe in alto a destra suggeriscono un legame con la famiglia Vespucci, anche se potrebbero essere semplicemente il simbolo delle punture dell’amore. Forse l’opera risale al 1483-84 quando Botticelli, tornato da Roma dove aveva lavorato agli affreschi della Cappella Sistina, divenne uno dei pittori più richiesti a Firenze.

Pare che i Vespucci abitassero proprio vicino alla bottega dell’artista e che, come spesso accade tra vicini, i rapporti fossero altalenanti. Ed è forse per questo che quando la famiglia propose a Botticelli un dipinto come dono di nozze, questi ne approfittò per dare largo spazio alla fantasia, ma anche allo scherzo. Se fate caso infatti il satiro che emerge da dietro la schiena di Marte, ha uno strano frutto tra le mani. Di che si tratta? Ancora oggi non è certo, ma le ipotesi sono due. O è lo “stramonio” frutto di una pianta allucinogena e afrodisiaca. Oppure è il “cocomero asinino” caratteristico per il cattivo odore e per le proprietà lassative. Un dettaglio non ancora del tutto spiegato, ma che certamente ci fa capire lo spirito scherzoso che contraddistinse Botticelli in questa fase della sua vita.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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