Arp, tra rappresentazione e astrazione

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Jean Arp
Jean Arp: 1 Pianta-martello (forme terrestri) / 2 Torse / 3 Testa e conchiglia / 4 Scarpa azzurra rovesciata con due tacchi sotto una volta nera.

Palazzo Venier dei Leoni a Venezia, sede della Collezione Peggy Guggenheim, ospita fino al 2 settembre 2019 la mostra La natura di Arp. Oltre 70 le opere selezionate dell’artista franco-tedesco Jean Arp ( 1886-1966). Tra sculture in gesso legno bronzo pietra collage disegni tessuti e libri illustrati. La rassegna è l’occasione per rileggere un autore che si è sentito a proprio agio fra le diverse definizioni che hanno voluto inquadrarlo: dadaista, surrealista, astratto. E che ha ripensato radicalmente le forme d’arte consolidate. Rendendolo uno dei creatori più influenti del 900. Fonte di ispirazione per diverse generazioni di artisti, tra i fondatori del movimento Dada, ha realizzato una serie di configurazioni che oscillano tra l’astrazione e la rappresentazione.

Nuove strategie creative

Profondamente colpito dalle distruzioni e dai massacri causati dalla Prima Guerra Mondiale, totale è il suo rifiuto ad ogni forma di militarismo e di nazionalismo, Arp aspira a modalità creative che riflettano i processi che nota nella natura: dalla pietra che si stacca dalla montagna, al fiore che sboccia, all’animale che si riproduce. I meccanismi che la natura mette in atto quindi. Che lo hanno influenzato nell’individuazione dei processi come fondamento delle sue opere. Il legame instaurato con la natura e il ruolo che questa ha avuto nell’opera di Jean Arp, è il tema che guida la mostra monografica a cura di Catherine Craft.

Alcune opere

Iniziamo con i rilievi: Pianta e martello del 1916 e Scarpa azzurra rovesciata con due tacchi sotto una volta nera del 1925. Sono invenzioni che spiazzano. Accostando elementi che non dovrebbero avere niente in comune. Per esempio, il martello e la pianta. Il cui senso slitta. Arp adottando plasticità elementari, quasi infantili, che sembrano dettate dal caso, le traduce in sculture rigorose e semplici. Eleganti e umoristiche. Ma senza cadere nella provocazione fine a sé stessa.

A partire dagli anni Trenta inizia a creare una serie di forme astratte che chiama Concrezioni. Prima scolpite nel gesso e poi fuse nel bronzo. Sono sculture che rimandano alla crescita, alla metamorfosi. Composizioni con qualcosa di imprevedibile. Che riecheggiano l’impulso generativo della natura. Dove scompaiono le tracce narrative, presenti in alcune realizzazioni precedenti. Come in Tre oggetti fastidiosi su un volto.

Testa e conchiglia del 1933 ha le stesse caratteristiche levigate rigonfie e tondeggianti delle Concrezioni. Anche se non siamo di fronte ad una creazione continua. Sia -fisicamente che concettualmente- l’opera è caratterizzata da due parti distinte. Torse, con le sue linee ondulate e sinuose, sintetizza gli elementi fondamentali del corpo umano. In particolare, quello femminile. Evocandone l’eterna seduzione.

La mostra

La natura di Arp, Palazzo Venier dei Leoni-Collezione Peggy Guggenheim, Venezia, fino al 2 settembre 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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