Cubismo, piccola guida per comprendere meglio

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cubismo

Con il termine cubismo si definisce il rivoluzionario stile pittorico creato da Braque e Picasso nel periodo tra il 1907 e il 1914, e successivamente applicato a un movimento più vasto. Il centro di questa rivoluzione è Parigi, ma il movimento che seguì fu poi di portata internazionale e le idee furono adottate e adattate da molti altri artisti. Parliamo ad esempio di Juan Gris, esponente principale oltre ai due fondatori. Ma anche Fernand Leger, Robert Delaunay, Albert Gleizes, Roger de La Fresnaye, Francis Picabia e Jean Metzinger. Giusto per citare i seguaci pittori più importanti. In scultura possiamo fare il nome di Oleksandr Archipenko, Otto Gutfreund, Raymond Duchamp-Villon, Jean-Paul Laurens, Jacques Lipchitz e Ossip Zadkine. Tutti scultori che si servirono del linguaggio cubista.

Il cubismo fu un fenomeno complesso, ma si basava sostanzialmente su un nuovo modo di rappresentare il mondo. La parola deriva da cubo, dato che alcuni paesaggi di Braque, con forme a blocco e piani molto geometrizzati, ispirarono la malignità di qualche critico. In particolare Louis Vauxcelles si riferì alla maniera di Braque di ridurre tutto, luoghi, figure e case, a contorni geometrici, cubi. Come spesso accade con i movimenti rivoluzionari, il termine dispregiativo fu presto adottato dai diretti interessati per darsi una definizione, un nome ufficiale.

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Gli esordi dei cubismo: Picasso e Braque

È Picasso stesso a dichiarare:

Quando abbiamo fatto del cubismo, non avevano la minima intenzione di fare del cubismo, ma solo di esprimere ciò che era in noi.

Chi avrebbe potuto prevedere l’importanza di quel gruppo di cinque nudi femminili, noto col nome Demoiselles d’Avignon, che Picasso decise di dipingere nel 1906, appena uscito dal suo “periodo rosa”? I corpi vennero dipinti in una prima fase a tinte piatte, quasi senza modellato. Ma in seguito l’artista pensò di suggerire il volume senza ricorrere al chiaroscuro tradizionale. A questo scopo, dopo molte prove, finì per sostituire le zone d’ombra con lunghi tratti paralleli di colore. Il giovane pittore fauve Georges Braque, che Apollinaire aveva presentato a Picasso, rimase di stucco di fronte all’opera. Tuttavia non restò insensibile al problema del chiaroscuro e cercò di risolverlo lui stesso. Lo vediamo nel grande Nudo che dipinse poco dopo, nell’inverno del 1907-1908.

Pablo Picasso, les Demoiselles d’Avignon

Molto si è parlato a proposito dell’influsso che l’arte africana avrebbe esercitato sui due artisti. È certo che Picasso e Braque si appassionarono per quest’arte, la cui libertà plastica li affascinava. Vi è una certa somiglianza d’aspetto tra alcune maschere d’arte africana e alcuni studi per le Demoiselles. È chiaro infatti che il problema risolto da Picasso era quello di una nuova rappresentazione dei volumi su una superficie piana. Problema già posto nelle opere di Cézanne, in particolare quelle dell’ultimo decennio della sua vita. Non a caso la retrospettiva dedicata al maestro nell’ottobre 1907 dal Salon d’automne costituì per i giovani futuri cubisti una vera e propria rivelazione. La solidità delle forme di Cézanne rispondeva infatti in anticipo alle loro stesse problematiche. Le opere de cubismo maturo di Braque e Picasso possono essere divise in due fasi: cubismo analitico e cubismo sintetico. Vediamo meglio di che si tratta.

Il cubismo analitico

Nel 1910 Picasso e Braque rompono con la visione classica in vigore da oltre quattro secoli. I due artisti abbandonano l’idea di un punto di vista fisso e iniziano a servirsi di molteplici punti di vista. In questo modo diversi aspetti di un oggetto potevano essere rappresentati nello stesso dipinto. Il ruolo conferito ai piani mediante l’esplosione del volume diede loro l’idea di liberarsi totalmente dalla prospettiva. Ciò portava a opere che difficilmente consentivano allo spettatore di ricomporre mentalmente gli oggetti così descritti. Assegnare il giusto posto alle linee non era sempre facile, tanto più che il colore non forniva alcuna indicazione. I toni usati erano quelli dell’ocra o del grigio che conferivano al quadro grande luminosità, ma non esprimevano più il colore reale degli oggetti.

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Georges Braque, Clarinetto e bottiglia di rum su un caminetto, 1911

A piccoli passi questa confusione si ridusse, a mano a mano che i due pittori furono più padroni della loro tecnica e abbastanza sicuri di sé. Inoltre alcuni dettagli servirono come stimoli. Ad esempio la presenza delle chiavi, delle orecchie o del manico di un violino suggeriscono un violino. Il colore si presenta separato, spesso sotto forma di schegge di materiali: di falso legno, ad esempio. Una tale frammentazione e riorganizzazione di forme significava che un dipinto non doveva più essere visto come una finestra attraverso la quale si vede l’immagine del mondo. Si tratta invece di un oggetto fisico sul quale è creata una risposta soggettiva al mondo.

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Juan Gris, ritratto di Pablo Picasso, 1912

I papiers collés

Una piccola parentesi va aperta parlando della tecnica artistica usata da Braque e Picasso. Sì, è vero che usarono all’inizio l’usuale pittura a olio, ma poi le cose cambiarono. Venne introdotta una tecnica che fino ad allora non era mai stata applicata alle opere d’arte. Gli artisti cubisti infatti usarono i cosiddetti papiers collés. Una sorta di collage che si pensò di usare per una semplice e logica considerazione. Piuttosto che imitare la materia dell’oggetto, era meglio incollare direttamente sulla tela carte dipinte che la imitassero.

Così, carte che riproducevano il legno, il marmo, le impagliature e le tappezzerie, vennero incollate o semplicemente spillate sulle opere. In seguito, pezzi di giornale, scatole di fiammiferi, francobolli postali o biglietti da visita. Un titolo di giornale bastava così a rappresentare un giornale. Il collage cubista diede agli artisti la totale libertà di fare arte con qualsiasi materiale si volesse incollare sulla tela o assemblare in una scultura. Materiali presi dal mondo reale. Si trattava pertanto di un’arte che non era più imitativa nel senso tradizionale del termine, ma che restava realistica. E, in questo senso, non sembra esagerato affermare che il cubismo si presenta come la più completa e radicale rivoluzione artistica dopo il rinascimento.

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Pablo Picasso, chitarra su piedistallo, 1920

Il cubismo sintetico

L’anno 1913 segna una svolta importante nella storia del cubismo. Non è la tecnica, questa volta, che viene rimessa in questione, ma il metodo. Ci si accorse che non era necessario osservare gli oggetti per riprodurli e che si poteva ugualmente fissarne gli attributi essenziali. I principi del cubismo analitico furono rovesciati, poiché l’immagine veniva sintetizzata su elementi o forme preesistenti, piuttosto che essere creata attraverso un processo di frammentazione. Una delle conseguenze del cubismo sintetico fu la reintroduzione del colore nei dipinti di Braque e Picasso. Questi sono anche gli anni dell’affermazione del movimento che a Parigi divenne il linguaggio d’avanguardia dominante, contando su molti seguaci.

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Fernand Leger, fumo, 1912

L’esaurimento – non esaurimento del cubismo

La prima guerra mondiale doveva porre brutalmente termine alle attività della maggior parte dei cubisti. Braque, Léger, Metzinger, Gleizes, Villon e Lhote vennero chiamati al fronte. La Fresnaye, riformato, e Marcoussis, di nazionalità polacca, si arruolarono. Molti di loro, certo, verranno riformati e si rimetteranno al lavoro prima della fine della guerra. Ma le cose non torneranno come prima. Ad ogni modo il cubismo risultò estremamente adattabile e fu il punto di partenza o la componente essenziale di molti altri movimenti. Costruttivismo, futurismo, orfismo, purismo e vorticismo, sono solo alcuni nomi dei movimenti artistici che senza cubismo sicuramente sarebbero stati un’altra cosa. Nelle arti applicate il cubismo fu una delle risorse dell’art déco, e più in generale ebbe un enorme e vario impatto sulla cultura pittorica moderna.

La pittura cubista diede agli artisti la totale libertà di rapportarsi alla realtà in modi diversi. Braque e Picasso spalancarono la porta della modernità sviluppando un’arte i cui sviluppi sono stati e continuano ad essere alla base di gran parte della migliore arte contemporanea.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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