Guido Cagnacci: il nudo travisato

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Guido Cagnacci. Allegoria del tempo. La vita umana).
Guido Cagnacci. Allegoria del tempo. La vita umana), 1650 circa

A Palazzo Mezzanotte a Milano, sede della Borsa, si può vedere fino al 31 luglio 2019 la Allegoria del tempo (La vita umana) di Guido Cagnacci uno dei maggiori talenti del Barocco italiano. Dipinto che di recente, incredibile ma vero, è stato bollato da Facebook come nudo pornografico scatenando la risentita protesta di Sgarbi: “Chi censura un capolavoro del genere degradandolo a pornografia è un cretino senza attenuanti”. Per accostarsi all’arte di Cagnacci bisogna ricordare che vive in pieno Seicento. Un secolo difficile per chi va controcorrente. Siano scienziati come Galilei per le sue concezioni astronomiche o artisti come Caravaggio osteggiato dall’ideologia controriformista per aver umanizzato il sacro.

Non meraviglia quindi il suo essere relegato nell’ombra. Inizialmente. Sfugge ai più, l’intrigante dialogo che Cagnacci riesce ad instaurare con gli altri pittori della sua epoca. Riuscendo a fondere il realismo di Caravaggio con l’idealismo di Guido Reni. Il modo rarefatto e sofisticato di affrontare la femminilità di quest’ultimo, con il marcato naturalismo del primo. L’influenza dell’arte veneziana porta l’artista romagnolo ad affrontare il tema del nudo femminile. E lo fa inserendolo in accattivanti immagini che trasudano  tragica e raffinata carnalità. Al contrario del nudo classico che è asettico. Anatomicamente perfetto. Dove erotismo e sensualità sono assenti. Ciò a cui mira, è la bellezza e l’eleganza della forma.

François Boucher, nudo disteso
François Boucher, nudo disteso

Un esempio per tutti. La metallica ideale nudità dei  Bronzi di Riace e il sovrumano equilibrio delle proporzioni. La stessa mancanza di eros la troviamo nella neoplatonica Venere del Botticelli. Così come non incitano all’eros, non c’è sensualità nei nudi michelangioleschi del Giudizio Universale. Nelle sue immagini un pube o un seno scoperto sono accostabili al disegno di una mano o di una gamba. Li vediamo ma non ci turbano. Bisogna arrivare a François Boucher, il pittore simbolo del tardobarocco, dove l’erotismo si manifesta senza ipocrisie. Con una precisazione. Più che raffigurare seni o fondoschiena  e come se ci invitasse alla visione di un nudo esibito. con quel tanto di malizia che non guasta.

Nell’allegoria di Cagnacci se c’è esibizione, è un’esibizione tragica, come accennato prima. Se un primo sguardo è attratto dalla corporeità statuaria della donna, le labbra carnose, le braccia tornite, i seni appuntiti, il bacino modellato, subito dopo  l’attenzione si rivolge al serpente, alla rosa dai petali leggerissimi, al soffione che un tocco debolissimo può disperdere. E poi alla destra del quadro, la clessidra il teschio la candela appena spenta. Elementi che richiamano l’inesorabilità del tempo. Il suo subdolo sotterraneo corrompere ogni illusione anche quando la bellezza dell’essere è al suo culmine. Anche quando la femminilità è al culmine dello splendore.

La mostra

Guido Cagnacci-Allegoria del tempo, Palazzo Mezzanotte, Milano, fino al 31 luglio 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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