Morandi: le figure senza figura

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Giorgio Morandi, natura morta con oggetti in viola
Giorgio Morandi, natura morta con oggetti in viola

Le nature morte i paesaggi i fiori e le incisioni di Giorgio Morandi sono in mostra a Firenze al Museo Novecento fino al 27 giugno 2109. La rassegna si articola in una trentina di opere realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del 900. A 55 anni dalla sua scomparsa. L’artista infatti muore a Bologna nella sua casa di via Fondazza nel 1964. In quell’occasione Roberto Longhi, il grande storico dell’arte che ne comprese l’assoluto valore in un rapporto di reciproca ammirazione durato trent’anni,  scrive: “Non vi saranno altri nuovi dipinti di Morandi: questo è, per me, il pensiero più straziante”. Dai ricordi legati al loro lungo frequentarsi, Longhi ci mette al corrente di pittori che hanno contribuito alla formazione di Morandi tramite la profonda conoscenza che ne aveva: Giotto, Masaccio, Piero, Bellini, Tiziano, Chardin, Corot, Renoir, Cézanne.

Da notare che la lista non comprende i nomi di Botticelli, Pollaiolo, Michelangelo. Forse perché, chiarisce Longhi, si metteva sulla difensiva “dovunque vedeva pungere anche un sospetto di eloquenza, di turgidezza, di agitazione, di retorica della violenza fisica, della forza, del titanico”. Un retroterra iconico/culturale di tutto rispetto che dà l’idea di quale fosse il fondamento della favola volgare pittore delle bottiglie, come lo definiva la critica a lui contemporanea. Che non aveva intuito la portata universale della sua ricerca.

Morandi: Natura morta
Giorgio Morandi, natura morta

La complessità del linguaggio visivo

Il linguaggio visivo di Morandi è raffinato e complesso. Scandito da vasi scatole barattoli. E poi le bottiglie, vuote e polverose. Decontestualizzate. Estraniate dal loro uso. Le bottiglie restano tali. Ma neutralizzate. Il loro significato come utensile viene sospeso. Ciò che le rende uniche sono le relazioni cromatiche luminose plastiche. Il disporsi controllato nello spazio. La sospensione metafisica. L’infinita varietà degli schemi delle nature morte. Ma soprattutto sono figure senza figura. Oggetti che non hanno oggettualità, contrariamente al cubismo analitico che  nelle sue scomposizioni mantiene i referenti fissi, storici o naturali, in quanto si presentano come forme, simulacri che racchiudono l’interiorità dell’artista. Siamo di fronte alla mimesi e alla sua negazione. Ciò che consente a Morandi, lo ha fatto notare Longhi, di attestarsi con i suoi oggetti “al di qua delle secche dell’astrattismo”.

Alcune opere

In Natura morta con oggetti in viola del 1937 con i volumi che tendono verso l’alto, Longhi vi legge un intenso tracce che richiamano Piero della Francesca. Nelle forme cubiche e nella bottiglia del 1954, Morandi si è costruito i solidi geometrici oggetto della tela. I toni crema, fangosi, azzurro cenere, i viola polverosi, “si situano ben al di sotto degli strati connessi con la pura e semplice percezione”. Hanno a che fare “con zone e con falde della coscienza” (Stefano Agosti: Il testo visivo, Christian Marinotti edizioni, 2006).

La mostra

Exit Morandi, Museo Novecento, Firenze, fino al 27 giugno 2109.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

Letture da Artesplorando blog:

➡ www.artesplorando.it/2016/02/giorgio-morandi-vita-e-opere.html

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