Carlo e Super Mino

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Carlo e Super Mino
Carlo e Super Mino

Ho avuto la possibilità in questi giorni di guardare il disegno, anzi un vero e proprio fumetto, di un bambino di appena sei anni (Carlo e Super Mino) e di esserne rimasto colpito. Per diversi motivi che fra poco cercherò di spiegare. All’inizio, mi sono ricordato del famoso aforisma di Picasso:

A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino.

Le forme e i colori che un bambino proietta in un foglio, sono fondamentali per il suo sviluppo. Per il suo processo cognitivo/emotivo, per rapportarsi al mondo e per elaborare i propri conflitti. In altre parole, il disegno come una specie di radiografia dell’interiorità del bambino che ci informa sulle sue risorse e sulle sue difese. Considerazioni che possono valere anche per l’artista adulto.

Jean-Michel Basquiat, arroz con pollo

Di fronte al materiale grafico elaborato da un soggetto in età prescolare, della storia che sta raccontando, come nel caso del nostro artista in erba, Carlo Magliocco e del suo Super Mino, prima di procedere all’interpretazione, bisogna cercare di tradurlo. Decodificare le immagini utilizzando una serie di parametri che ne facilitino la lettura. Un approccio di tipo ermeneutico che si può applicare ad un autore come Jean-Michel Basquiat e alla sua opera arroz con pollo del 1981. Perché proprio lui? Ho registrato una particolare somiglianza compositiva tra la faccia di Suzanne, con i capelli ritti, appuntiti che circondano la testa, a sinistra nell’acrilico, e la faccia del cattivo concepita da Carlo, l’omino testone immerso nel rosso, con la barba che incornicia l’intero viso. Barba resa con brevi tratti che si allungano minacciosi sul mento.

Dicevo prima della necessità dei parametri. Ne accenno qualcuno:
Contestualizzare l’opera. Conoscerne gli antefatti biografici, ambientali, culturali.
Non tralasciare i dettagli.
Fare attenzione all’intensità della pressione del tratto. E alle ripetizioni.
La possibilità di rintracciare la presenza dell’ estetica adottata.

Mi pare evidente, nel Super Mino di Carlo e nell’opera di Basquiat il rifarsi a uno stile realistico, nella descrizione della scena rappresentata, e nello stesso tempo marcatamente espressionista. Per l’uso accentuato, dei colori e l’esasperazione degli elementi della composizione. Da dove deriva il nome dato al fumetto, Super Mino? Carlo sta vivendo una particolare esperienza. Convivere con il fratellino di quattro mesi, Giacomo. L’ha ribattezzato Giacomino. Quindi Mino. Per forza maggiore, Mino in famiglia è al centro dell’attenzione. I suoi bisogni primari nel fumetto dominano la scena. Per facilitarne la lettura Carlo ha numerato le sequenze, aggiungendo le didascalie. Con le inevitabile sviste ortografiche.

sostieni artesplorando

La numero uno è in basso a destra. A fianco la due, a salire la tre e così via. Super Mino ha un aiutante, capitan Coniglietto. Nel pieno rispetto della morfologia della fiaba di Vladimir Propp. Si incoraggiano a vicenda per neutralizzare il cattivo. Con quale armi? I rutti, la pipì ecc. di Super Mino. Carlo ha riscritto e rifondato i bisogni primari del fratellino servendosi di una vena umoristica appropriata. Ricorrendo ad immagini mentali, frutto secondo Piaget di un’imitazione differita interiorizzata,cioè la riproposizione di modelli, i supereroi che è riuscito ad interiorizzare, riadattandoli all’ambiente in cui vive. In fondo anche quelle di Basquiat sono immagini differite. Simbologie incandescenti che derivano dalla sua cultura per metà haitiana e per metà portoricana.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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