Giorgio de Chirico: un’altra metafisica

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Giorgio de Chirico, l’enigma dell’oracolo, 1910

Voglio approfittare della mostra che Palazzo Reale di Milano dedica a Giorgio de Chirico. È mia intenzione entrare nel merito della rassegna il prossimo settembre. Nell’attesa cercherò di spiegare quali sono i fondamenti iconico/culturali della sua pittura. A partire dal 1909 i riferimenti ad Arnold Böcklin e a Max Klinger, con l’aiuto di figure mitologiche, sono il tramite per rappresentare ciò che di sorprendente, misterioso, si cela nella natura e nel mondo. E a porre le basi dell’arte metafisica: la pittura che implica l’ambito emotivo, intellettuale, filosofico.

L’artista è tale se riesce ad andare oltre l’apparenza. Oltre il vedere dell’uomo comune. Un oltre che capta intuitivamente e restituisce sulla tela con un elegante processo di rielaborazione delle immagini. Le figure mitologiche inserite nel paesaggio. I miti e i racconti legati al suo luogo d’origine, era nato a Volo, capitale della Tessaglia, nel 1888, gli danno la certezza che il mistero e il soprannaturale non bisogna cercarli fuori, al di là della terra, perché si trovano nella terra. Quindi De Chirico rovescia il significato del termine metafisica (metà ta physikà). In quanto lo spirituale è dentro le cose e non oltre le cose fisiche.

Giorgio de Chirico, l’enigma dell’arrivo e del pomeriggio

Nietzsche

Stimolato da una recensione letta sulla rivista luganese Coenobium, De Chirico scopre la filosofia di Nietzsche. In particolare, che le cose animate e inanimate, le idee, le opere d’arte, i monumenti hanno un’anima. Possiedono un certo linguaggio. Ma soprattutto la concezione del tempo. Tempo non più scandito tra gli attimi del passato, del presente, del futuro. Esiste solo il presente che deve essere vissuto come un attimo eterno che acquista un valore assoluto in cui l’uomo ha la libertà di volere e di decidere.

La lettura intensa delle opere maggiori di Nietzsche, favoriscono in De Chirico, nel 1909 tra Firenze e Roma, la consapevolezza delle prime rivelazioni. I luoghi gli edifici gli oggetti che vede, sono immagini che si trasfigurano. Che gli permettono di raffigurare l’essenza nascosta delle cose. Tra il 1909 e il 1910 crea i primi due quadri che determineranno lo stile della pittura metafisica: L’enigma dell’oracolo (1909) e L’enigma dell’arrivo e del pomeriggio (1911/12).

Le opere

Il misterioso soggetto del primo si rifà al mito omerico di Ulisse. L’eroe intellettuale. In De Chirico simboleggia la natura irrequieta dell’artista. Il suo nomadismo. Nessun risultato riesce ad appagarlo. Nessuna opera è l’ultima. La sua ricerca non conosce fine. Ciò che ci cattura osservando l’opera è l’ampia apertura sul paesaggio. L’attrazione del vuoto. Con la grande figura di spalle, a capo chino, ammantata, sul bordo del pavimento. Come se stesse per saltare. Perché l’artista è colui che sa accettare la sfida. In piena libertà. Guardare nel vuoto. Andare oltre la superficialità del quotidiano.

Ne L’Enigma dell’arrivo e del pomeriggio De Chirico affronta il tema dell’eterno presente. La struttura compositiva rivela una certa teatralità. Lo spazio è attraversato orizzontalmente da un muro di mattoni rossi. Si regge sulla contrapposizione tra luce e ombra. Fra il passato incarnato nel silenzio meditativo delle due figure poste sulla sommità della scacchiera e il futuro individuabile nella vela portata dal vento che lascia intuire un vitale movimento “là oltre il muro”.

La mostra

Giorgio de Chirico, Palazzo Reale, Milano, dal 25 settembre 2019.

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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