I tre filosofi, Giorgione

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Giorgione, i tre filosofi
Giorgione, i tre filosofi

Ogni essere umano si porta dentro una lacerante contraddizione. Aspira alla felicità assoluta però da un lato sa che non potrà mai raggiungerla per la sua finitezza. Per i limiti inesorabili che lo connotano. La felicità come Sommo Bene appartiene solo a Dio. Dall’altro non si arrende. I suoi conatus, i suoi tentativi, si ripetono continuamente. Tendenza che nell’uomo si manifesta nella ricerca. Nel possesso della conoscenza. In quella sana voluptas che nasce dall’apprendere, dall’indagare, dallo scoprire. Che lo spinge a penetrare nella “caverna del mondo”.

Non si considerino estranee queste brevissime riflessioni filosofiche all’opera che si vuole affrontare. Possono essere utili per intuire la potenza dell’immagine. Che non si limita ad illustrare e tanto meno a decorare. Leonardo è convinto che la pittura sia in grado di immaginare e dipingere il pensiero. Un supporto determinante a tale concezione ci arriva dall’olio su tela di Giorgione, I tre filosofi del 1508, al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Sono raffigurati su gradi diversi. Testimonianza dello spessore artistico e intellettuale del pittore di Castelfranco. Come in altre sue opere, anche questa, fondata sull’opposizione luce/tenebra, conserva qualcosa di non facilmente decifrabile. Sono molti a condividere l’interpretazione suggerita da Bruno Nardi nel 1955.

I tre personaggi, i tre filosofi

I personaggi, raffigurati su tre diversi livelli di terreno, rimandano a varie fasi del sapere e della scienza. Il gran vecchio dalla folta barba a destra dovrebbe essere Tolomeo (o forse Pitagora). L’uomo al centro con il turbante, rivestito di una doppia tunica occupa il secondo gradino. E guarda verso il basso come se stesse dialogando con il vecchio saggio. Potrebbe essere “un esponente della grande astronomia-astrologia araba (mediatrice tra quella classico-antica e la nuova)”*

Il giovane a sinistra seduto, tra le mani tiene un compasso e un squadra, dovrebbe essere Copernico. Non sono solo strumenti di misurazione. Veicolano un preciso messaggio. Si trova sul gradino più alto intento a studiare fiducioso il cielo con i nuovi strumenti. Mentre l’alba sta sorgendo. Anche se rimane ancora oscura e minacciosa la natura materia che gli sta di fronte. Quale messaggio ne deriva? Che la verità che governa il cosmo può essere scoperta solo dall’astronomia matematica.

*Massimo Cacciari: La mente inquieta. Einaudi 2019

Fausto Politino

Laureato in filosofia, iscritto all’ordine dei pubblicisti di venezia e già collaboratore del Mattino di Padova. Ora scrivo per la Tribuna di Treviso. Potete seguirmi anche su Twitter: PolitinoF.

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