Felice Casorati: piccola guida per conoscere l’artista

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Unico figlio maschio di una famiglia di origine pavese, nota per matematici, giuristi e medici, Felice Casorati seguì gli spostamenti del padre, militare di carriera e pittore dilettante, manifestando un precoce interesse per la musica. A Padova, nell’adolescenza, un esaurimento nervoso lo costrinse ad abbandonare lo studio del pianoforte. Convalescente si avvicinò alla pittura che, dopo gli studi classici e la laurea in legge, diventò la sua principale occupazione. Visse alcuni anni con la famiglia a Napoli, città da lui poco amata, fino al trasferimento a Verona nel 1911. Questo cambio di città lo portò in un ambiente artistico più consono e meno accademico. L’occasione della prima personale mise in contatto Casorati con Gino Rossi e Arturo Martini, indirizzandolo verso un sintetismo decorativo, di matrice secessionista ma più simbolico.

Felice Casorati
Felice Casorati, la preghiera

In questo periodo la sua pittura fu influenzata da Klimt, presente alla Biennale del 1910 con una sala personale, come si vede in opere quali La preghiera del 1914. La lunga parentesi bellica portò Casorati al fronte e s’interruppe brutalmente nel settembre 1917 per il suicidio del padre. Come conseguenza di questo tragico evento, il pittore, divenuto capofamiglia, trasferì la madre e le sorelle prima a Vercelli e poi a Torino, dove dal 1918 abitò la casa-studio di via Mazzini 52. La crisi familiare coincise con un più maturo e convinto ripensamento pittorico. In interni prospetticamente impaginati nature morte o persone in silenziosa solitudine stanno come sospese fuori dal tempo in una sorta di vuoto esistenziale. A Torino conobbe Piero Gobetti, autore della prima monografia del suo lavoro.

Torino, la città perfetta per Casorati

Nella città piemontese trovò le condizioni ideali per la sua pittura, che superato un certo linearismo simbolista, si mosse verso una costruzione compatta delle figure, collocate in spazi prospettici costruiti sapientemente e fermate in atmosfere silenziose e a volte malinconiche. Per questo è considerato uno dei maggiori esponenti italiani del realismo magico. Inoltre, come da lui stesso dichiarato, Casorati ha sempre prediletto i valori della forma, resi attraverso un colore tonale e non realistico, dando particolare rilievo alla costruzione architettonica del quadro.

Felice Casorati
Dettagli da tre opere di Felice Casorati, da sinistra a destra abbiamo: il sogno del melograno felice, natura morta e meriggio

L’artista assunse a Torino un ruolo di organizzatore culturale, fondando la società artistica Fontanesi. Nel 1928 divenne insegnante di arredamento e decorazione interna presso l’Accademia Albertina, ruolo che terrà fino alla nomina a direttore nel 1952. La produzione pittorica di Casorati, esposta regolarmente nelle maggiori rassegne, dalla mostra del Novecento alle biennali e alle quadriennali, si evolve cominciando ad esprimere una certa inquietudine. La fama dell’artista raggiunse l’apice nel 1938, anno in cui ricevette il gran premio della Biennale di Venezia.

Casorati ebbe sempre un interesse non conformista e una sorta di predilezione verso le esperienze della pittura contemporanea. Organizzò mostre e appoggiò gallerie fino alla fondazione, nel primo dopoguerra, dell’Unione Culturale. Non dobbiamo però dimenticarci anche l’intensa attività che Casorati svolse come scenografo teatrale. Nel secondo dopoguerra riprese in modi più asciutti i temi dei nudi e delle nature morte. Negli ultimi anni di vita l’artista, costretto all’immobilità dall’amputazione di una gamba, sperimentò anche nella grafica. Si spense a Torino il primo marzo del 1963 a 79 anni.

I miei candidissimi detrattori amano, nei miei riguardi, parlare di freddezza di cerebralità di astrattezza o che so io: termini tutti che nella loro imprecisione suonano, all’incirca, sinonimi; che equivalgono al dire che la mia pittura è staccata dalla vita.

Felice Casorati

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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