Denis Diderot, all’origine della critica d’arte

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Denis Diderot, all'origine della critica d'arte
Denis Diderot, 1767, ritratto da Louis-Michel van Loo.

Ci sono degli eventi nelle vite di tutti noi destinati a stravolgere completamente le nostre esistenze. È quello che accadde nel 1759 quando il barone Friedrich Melchior von Grimm chiese a Denis Diderot di fare il resoconto dei salons del Louvre per la Correspondance littéraire. Diderot era ancora quasi senza esperienza, nonostante le sue riflessioni sul fenomeno estetico. Da quel momento il filosofo, enciclopedista, scrittore e critico d’arte francese cercò di penetrare a poco a poco i segreti degli artisti. Instancabile e curioso, Denis Diderot frequentò molti grandi dell’arte. Ad esempio Chardin, che gli fece da guida nel salon del 1763, Greuze che ammirava per la volontà di dare una moralità all’arte e Vernet, di cui era fiero di possedere un’opera. E presto cominciò anche a condannare o difendere vari artisti partendo dal loro stile, dai generi artistici che praticavano e dalle diverse qualità esecutive.

Una nuova disciplina

Il salon del 1765 ispirò le pagine migliori scritte da Diderot che era consapevole allora di creare una disciplina nuova, la critica d’arte. Si mise quindi al lavoro per formularne
i fondamenti teorici e giustificarne le potenzialità pratiche attraverso vari scritti e saggi. Ma fece anche di più. Divenne un vero e proprio agente venditore di quadri, per conto di Caterina II e della sua galleria dell’Ermitage. Un ruolo che gli permise di viaggiare molto e di ammirare varie collezioni importanti dell’epoca. Quando nel 1773 si recò a San Pietroburgo, fece tappa a Leida, ammirando una vasta collezione di Rembrandt, e all’Aja. Visitò la galleria dell’elettore palatino a Düsseldorf e la galleria reale di Dresda. Ma il contatto con grandi capolavori del passato rese più pesante e ingrato il compito giornalistico rivolto alle giovani generazioni d’artisti.

Gli ultimi salons che seguì nel 1771, 1775 e 1781 mostrano tutta questa stanchezza e delusione nei confronti dell’arte a lui contemporanea. Ma forse questo è un problema che accomuna tutti coloro i quali si avvicinino all’arte contemporanea della propria epoca storica. A Diderot, che continuò a scrivere saggi sugli argomenti più disparati, non restò quindi che tentare di raccogliere i propri pensieri sulla pittura. Però non riuscì a realizzare l’opera più generale che sembra stesse imbastendo da anni. Un testo sui filosofi, il cui giudizio, sensibile e sensato, fissando la fortuna critica delle opere, traccia per ciascuna nazione la storia dei suoi gusti e del suo genio. Ad ogni modo Denis Diderot si è guadagnato un posto d’onore tra gli illuministi del suo tempo e oggi è unanimemente ritenuto uno degli intellettuali più rappresentativi del XVIII secolo.

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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