Futurismo: piccola guida per conoscere meglio

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Futurismo

Il futurismo è stato un movimento d’avanguardia che esaltò il dinamismo e la velocità del mondo moderno. All’origine fu letterario, ma la maggior parte dei suoi esponenti furono pittori e come espressioni artistiche toccò anche la scultura, l’architettura, la musica, il cinema e la fotografia. Il movimento fu inusuale non solo per la scelta del nome, ma anche per il fatto che iniziò con un’idea e solo gradualmente trovò modo di esprimersi in una forma artistica. Dal 1911 gli artisti del movimento iniziarono a usare forme frammentate e punti di vista multipli, spesso accentuando il senso del movimento attraverso energiche linee diagonali. I soggetti erano tratti dalla vita urbana, e spesso nell’intenzione erano politici, ma le loro opere si avvicinavano all’astrazione. La metropoli moderna, le periferie, i temi della sommossa, dello scontro, sono motivi che compaiono frequentemente nelle opere degli artisti di questo movimento.

Rivoluzione Galileo: l’arte incontra la scienza
Giacomo Balla, Mercurio che passa davanti al sole

Futurismo e fascismo condivisero un nazionalismo aggressivo e spesso questo movimento venne etichettato come arte ufficiale del fascismo, ma questa definizione non è veritiera. Il pomposo stile di alcuni artisti del movimento del Novecento arrivò a essere molto più vicino al regime di quanto il futurismo non fosse mai stato. Sicuramente da un punto di vista politico i futuristi condivisero alcune idee con il fascismo che sarebbe venuto in seguito. Il movimento fu infatti apertamente interventista nei confronti dei conflitti bellici, fu nazionalista e decisamente radicale nelle azioni, nel linguaggio e nelle intenzioni. Elementi che si ritroveranno nel ventennio fascista, ma non tutti i futuristi ebbero lo stesso credo politico. Il comune denominatore del movimento fu più una sorta di anarchismo che poco ha a che fare con lo stato etico fascista.

Chi

Il fondatore del futurismo fu lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti, che diede inizio al movimento con un manifesto pubblicato in francese sul giornale parigino Le Figarò il 20 febbraio del 1909. Presto attirò molti aderenti tra gli artisti italiani, in particolar modo un gruppo di pittori milanesi che produssero il Manifesto dei pittori futuristi, pubblicato nel febbraio del 1910. Un manifesto redatto da Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo, firmato anche da Giacomo Balla e Gino Severini. Questi cinque principali pittori del movimento firmarono anche il Manifesto tecnico della pittura futurista che suggerì in maniera più specifica il corso che la pittura futurista avrebbe preso. Antonio Sant’Elia, i cui progetti formidabili e audaci rimasero solo sulla carta, fu l’architetto del gruppo e scrisse anche il Manifesto dell’architettura futurista. Per completezza dobbiamo aggiungere che Boccioni fu anche l’autore del Manifesto tecnico della scultura futurista.

La città che sale, Umberto Boccioni
La città che sale, Umberto Boccioni

Quando, dove e perché

Questo movimento nacque nel 1909, anno della pubblicazione del primo manifesto, e andò avanti fino alla Prima guerra mondiale che segnò la fine della sua forza vitale. Tuttavia proseguì in parte la sua attività fino agli anni Trenta del Novecento. Il futurismo è sicuramente un movimento d’avanguardia italiano, nato in Italia, ma ebbe una forte influenza su altri paesi, in particolare la Russia e l’Inghilterra. Il movimento futurista attaccò fin dal suo primo manifesto i valori affermati pretendendo il ringiovanimento culturale dell’Italia. Un’arte nuova che avrebbe celebrato la tecnologia, la velocità e tutto ciò che fosse moderno. Diamo fuoco agli scaffali della biblioteca e sommergiamo i musei, sono solo alcune frasi recitate nel manifesto futurista che ben ci fanno capire quanto questo movimento volesse fare tabula rasa del passato. Una radicalità che comunque contraddistinse tutte le avanguardie europee.

Futurismo
Da sinistra a destra: Gino Severini, Giacomo Balla e Luigi Russolo

Le frasi conclusive del Manifesto del futurismo

Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne. Canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche, le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano, le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi. I ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi balenanti al sole con un luccichio di coltelli. I piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi. Il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

Filippo Tommaso Marinetti.

Marinetti aveva dato il benvenuto alla guerra come mezzo per ripulire il mondo ma, ironia della sorte, durante il primo conflitto mondiale persero la vita sia Boccioni che Sant’Elia. Il movimento quindi perse la propria forza e lentamente andò verso la sua fine.

Continua l’esplorazione …

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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