Gustave Caillebotte, piallatori di parquet

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Gustave Caillebotte, piallatori di parquet

Decidendosi a esporre i suoi piallatori alla seconda mostra impressionista del 1876, Gustave Caillebotte, figlio dell’agiata borghesia parigina, entrò nella cerchia dei pittori intransigenti e rinnegati, definiti impressionisti. Quest’opera in particolare divise la critica tra riflessioni su eventuali aspetti sociali celati all’interno del dipinto e considerazioni sulla gestione che l’artista fece dello spazio. Alcuni accolsero favorevolmente quella che ritenevano una rappresentazione fedele della realtà, espressa nel lavoro giornaliero di alcuni artigiani. Altri, meno entusiasti, protestarono riguardo all’inusuale taglio prospettico. La visione dall’alto al basso deforma tutto, le linee del pavimento risalgono e non si vede molto al di là della base di un muro, degli stucchi alle pareti e della ringhiera del balcone. Dove sta quindi l’interesse per un’immagine come questa?

La visione di Gustave Caillebotte

Caillebotte esprime qui al meglio quello che secondo lui la pittura deve fissare sulla tela. È totalmente assente ogni intento sociale, moralizzatore o politico nei confronti del mondo operaio sfruttato, dopotutto lui apparteneva a una famiglia benestante. L’artista invece, come un moderno fotografo, è interessato a cogliere un istante, fedele alla realtà fino nei più piccoli dettagli. Lo vediamo nella cura dedicata dal pittore nel realizzare gli strumenti di lavoro dei tre artigiani e i trucioli sparsi sul pavimento. L’artista coglie i riferimenti al quotidiano, come la bottiglia di vino e il bicchiere. I tre protagonisti della tela sono intenti a piallare il parquet preparandolo per la lucidatura. Due di loro, più in ombra, sembrano chiacchierare. La luce che entra dal balcone si riflette sul pavimento e sulle schiene curve per lo sforzo degli operai il cui torso nudo è simile a quello degli eroi antichi.

Per realizzare l’opera Caillebotte disegnò ogni singola parte della scena. Unì poi tutti i fogli sulla tela, utilizzando il rigore accademico imparato a bottega, per esplorare, in maniera del tutto nuova, l’universo contemporaneo. Quello che l’artista fa è quindi osservare il mondo e le persone che lo abitano cercando d’essere il più fedele alla realtà. Gustave si limita a scegliere il punto di vista con cui rappresentare una scena. Quando ancora la fotografia non riusciva a cogliere la vita con quella verità che le sarà propria, al suo posto lo fece Caillebotte restituendoci un’istantanea del mondo d’allora in questa grande pagina d’arte moderna.

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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