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Tiziano, l’imperatore Carlo V a Mühlberg

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Tiziano, l'imperatore Carlo V a Mühlberg
Tiziano, l'imperatore Carlo V a Mühlberg
Tiziano, l'imperatore Carlo V a Mühlberg
Tiziano, l’imperatore Carlo V a Mühlberg

La storia di questo ritratto è legata a due figure unite da un rapporto di committenza. Il grande Tiziano da un lato e dall’altro l’imperatore Carlo V. Il primo è uno dei pochi artisti che hanno avuto un ruolo veramente incisivo nell’evoluzione dell’arte, introducendo un nuovo modo di maneggiare i colori, di mettersi in relazione con le figure che stanno dentro l’opera, di stendere i colori sulla tela. Il secondo è una delle più importanti figure della storia d’Europa, incoronato re di Spagna e d’Italia, Arciduca d’Austria e Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Sovrano di un impero talmente vasto ed esteso che gli viene tradizionalmente attribuita l’affermazione: “Il mio regno è tanto vasto che non tramonta mai il sole”.

L’opera rientra in quella categoria chiamata ritratto di Stato che nacque e si sviluppò in ambito politico per celebrare e ricordare re e sovrani. Un tipo di ritratto che esalta l’autorità e la maestà regale. Qui in particolare viene ricordata un’importante vittoria ottenuta da Carlo V a Mühlberg, in Germania. La battaglia fu decisiva nella guerra contro i principi tedeschi che avevano aderito alla Riforma protestante. Riforma che protestava contro la corruzione, l’eccessiva ricchezza e i vizi della chiesa di Roma. Tiziano ambienta il ritratto al calar della sera, facendo apparire Carlo V come un eroe solitario. Sullo sfondo vediamo un paesaggio che si perde all’orizzonte. Il sovrano ci appare umano e fragile, ma guidato da una volontà ferrea, protetto dalla splendida corazza e indifferente all’impeto del cavallo che scuote il drappo rosso.

Tiziano inventa un modello di ritratto

Qui Tiziano si ispirò ai monumenti degli imperatori romani a cavallo, creando un modello fondamentale per gli artisti delle generazioni dopo la sua. Da Rubens a Van Dyck, da Rembrandt a Velazquez, da David a Manet. Carlo V aveva chiamato Tiziano accanto a sé come pittore di corte riservandogli dei privilegi mai concessi prima a un artista. Pensate che gli venne riservato un appartamento adiacente a quello del sovrano, con possibilità di accesso diretto. La fiducia di Carlo V però fu ben riposta in quanto Tiziano, con quest’opera, fissò la gloria dell’imperatore vittorioso, in maniera indelebile, sulle pagine della storia.

Una curiosità: l’opera venne danneggiata ben due volte. Mentre asciugava all’aria, appena dopo esser stata conclusa, cadde a terra spinta dal vento e si rovinò la parte posteriore del cavallo, poi ridipinta da un altro pittore. Nel 1743 il dipinto superò un incendio scoppiato al palazzo di Madrid, che lasciò però un alone scuro all’estremità inferiore della tela, sotto le zampe del cavallo.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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