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Henri Matisse, la lumaca

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Henri Matisse, La lumaca
Henri Matisse, La lumaca
Henri Matisse, La lumaca
Henri Matisse, La lumaca

I collage, insieme alla decorazione della Cappella del Rosario a Vence nel sud della Francia, costituiscono il coronamento della carriera artistica di Henri Matisse. Il pittore francese vissuto tra XIX e XX secolo fu il più noto esponente della corrente artistica dei Fauves che per prima usò colori e forme in maniera totalmente anti-naturalistica. L’artista dopo il 1948 non riuscì più a lavorare al cavalletto perché costretto a letto per problemi di salute. Un modo per continuare a produrre arte fu quindi realizzare una serie di collage. Il collage di per sé è un modo molto semplice e intuitivo per realizzare opere di ogni livello. Scolastico, ludico, artigianale o artistico. Basta infatti partire da una base e incollarvi sopra carte, fotografie, oggetti, ritagli di giornale o di rivista.

Negli ultimi anni della sua vita Matisse creò un gruppo di collage, alcuni di loro come questo molto grandi, che sono considerati la grande fioritura finale della sua arte. Matisse tagliava le forme con un paio di forbici da fogli colorati che successivamente venivano ricomposte da assistenti sotto la sua direzione. Questa tecnica, che aveva già iniziato a esplorare in precedenza gli aprì nuove possibilità. Il titolo dell’opera deriva dal modo in cui sono disposti i ritagli di colore che creano una spirale proprio come fosse il guscio di una lumaca.

In questo collage assistiamo a un processo di semplificazione delle forme che ha portato a una struttura aperta, fatta di frammenti colorati disposti in modo tale da suggerire un andamento a spirale nello spazio. Le forme sono veicoli per il colore, creando un effetto decorativo di grande intensità. Lo schema è costituito dai tre colori primari, rosso, giallo e blu e i tre secondari, verde, viola e arancione, con alcune variazioni. I non-colori bianco e nero offrono invece rispettivamente, il contrasto e la dimensione dello spazio. Matisse qui accosta deliberatamente colori complementari come il rosso e il verde, il blu e l’arancione, il giallo e il viola ottenendo un effetto forte e vibrante.

L’artista non aveva troppe preoccupazioni intellettuali, semplicemente rincorreva ciò che la realtà gli suggeriva e ciò che lo colpiva di più. In questo collage diede forma all’incanto che la realtà provocò in lui, ed è bello pensare che un uomo anziano e malato sia stato in grado di realizzare un’opera di tale gioia, conservando fino all’ultimo uno sguardo da bambino.

Continua l’esplorazione:

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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