Max Ernst, uccelli rossi

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Max Ernst
Max Ernst, uccelli rossi

A volte la storia dell’arte lascia indietro alcune figure di artisti invece molto importati ed è questo il caso. Max Ernst fu tra i maggiori esponenti del movimento dada, ma ancor di più del movimento surrealista anche se non scoprì subito la sua vocazione artistica. Inizialmente il giovane Ernst studiò filosofia e psicologia. Poi rimase a tal punto affascinato dall’arte dei malati di mente che cominciò a trascurare il lavoro accademico per dedicarsi alla pittura. Nel 1922 Ernst di trasferì a Parigi, dove fu parte della fondazione del movimento surrealista. All’artista piaceva particolarmente la tecnica del “collage”. Tecnica che gli consentiva di unire frammenti ritagliati da cataloghi o riviste tecniche per dar vita al suo immaginario irrazionale e capriccioso.

Un’altra tecnica fantasiosa in cui non ebbe rivali fu il “frottage” che Ernst scoprì nell’estate del 1925, quando si trasferì da Parigi in una piccola città sulla costa atlantica francese. L’artista ebbe l’illuminazione guardando i nodi del pavimento in legno della sua camera d’albergo. Il frottage è una tecnica che consiste nel creare un’immagine collocando un foglio di carta su una superficie ruvida e sfregando un pastello o una matita su di esso finché non appare la trama di quello che c’è sotto.

Ed Ernst fece proprio questo: passò una matita morbida su un pezzo di carta appoggiato sul pavimento di legno, facendo emergere una trama completamente casuale. Questo tipo di tecnica si rivelò particolarmente congeniale al surrealismo perché permise di scoprire delle immagini nuove riducendo al minimo la partecipazione consapevole dell’artista nella creazione dell’opera. E il surrealismo proprio a questo mirava. Liberare l’artista da qualsiasi legame con la razionalità, lasciando emergere il subconscio.

Max Ernst, uccelli rossi

L’opera che vedete qui rappresenta il passo successivo nelle indagini di Ernst sui metodi surrealisti, quando cioè l’artista scoprì la tecnica del “grattage”.  In questo caso la vernice ancora fresca viene grattata via dalla tela, avendo cura prima di collocarla su una superfice ruvida e irregolare composta ad esempio da pietre, conchiglie, legno e così via. I risultati di queste sperimentazioni furono tra i più originali e importanti dell’arte di Ernst e della serie di opere prodotte con questa tecnica, spesso incentrate sul tema della foresta e degli uccelli, la tela che vedete qui e una delle ultime realizzate dal pittore.

Una curiosità: Ernst organizzò nel 1920 una delle mostre dada più famose del movimento che rifiutò e criticò aspramente tutta l’arte del passato. Si trattò di un’esposizione provocatoria all’interno della serra di un ristorante in cui i visitatori entravano attraverso i bagni, e avevano a disposizione delle asce qualora volessero fare a pezzi i lavori esposti.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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