Dove la parola non arriva: A come arte. A come autismo

0

arte e autismo

Siamo sicuri che la parola rappresenti lo strumento comunicativo per eccellenza? E come può una persona con Spettro Autistico che, proprio nella comunicazione verbale presenta importanti deficit, esprimere con serenità i propri stati d’animo? L’alternativa è possibile, afferma Daiana Cappellaro, psicologa e docente A.I.R.P.E.C (Associazione Italiana di prevenzione riabilitazione e cura) ed è da ricercare nella cosiddetta arteterapia psicodinamica. Quest’ultima sarebbe in grado di produrre importanti cambiamenti non solo a livello cognitivo ma anche e soprattutto a livello interpersonale riuscendo a garantire un contenimento delle emozioni anche e soprattutto nei momenti di crisi.

Attraverso il processo artistico i blocchi evolutivi, i conflitti, vengono alla luce attraverso i movimenti del corpo, la voce, il suono di uno strumento.

I soggetti con Spettro autistico, infatti, farebbero ricorso ad un linguaggio verbale caratterizzato da reiterazioni ed espressioni prestabilite, creando inevitabilmente un blocco nell’incontro con il “nuovo” e con l’altro. Grazie all’espressione artistica, le risposte emotive troppo intense e quelle psicomotorie coatte e ripetitive lascerebbero il posto ad emozioni a bassa intensità, tollerabili e positive. Determinante l’approccio dell’arte-terapeuta il quale, rispettando tempi e modalità di apprendimento e, attraverso l’utilizzo di toni e movimenti calmi, sarebbe in grado di spostare la comunicazione dalla parola ai materiali artistici. In modo che questi possano divenire veri e propri medium relazionali, tanto da fungere come catalizzatori di energie in ogni nuovo incontro.

arte e autismo

Arte e autismo

Fondamentale il setting che deve trasformarsi in uno spazio di gioco in cui i materiali proposti non abbiano la valenza di strumenti di indagine ma che devono essere percepiti come possibilità accattivanti per vivere momenti piacevoli. Uno strumento importante è rappresentato dall’argilla. L’argilla proprio per la sua malleabilità, può essere facilmente lavorata, ubbidendo alle pressioni della mano e autorizzando la persona all’errore. Fare appello al registro sensoriale, impegnando tutto il corpo, permetterebbe così di riattivare i sensi della persona e di sperimentare emozioni altrimenti sconosciute.

arte e autismo

I soggetti autistici presenterebbero inoltre uno speciale funzionamento visivo caratterizzato da una modalità di pensiero definita “bottom up” che permetterebbe loro di porre attenzione ai dettagli, anche minimi. Questo senza essere condizionati da quella predilezione globale che caratterizzerebbe i soggetti con modalità di pensiero “top down”. È il caso di Stephen Wiltshire, artista autistico che, grazie alla sua straordinaria memoria fotografica, è in grado di illustrare paesaggi urbani dettagliati pochi giorni dopo averli osservati. Ad esempio, il panorama di New York, osservato dall’alto in elicottero, è stato fedelmente riprodotto nel 2011. Un’opera d’arte che si estende per ben 76 metri e che è possibile ammirare all’interno dell’aeroporto internazionale di JFK (New York).

arte e autismo

Progetti per dare un futuro lavorativo

Diversamente le opere stravaganti prodotte dai soggetti autistici con talento artistico sembrerebbero rispondere a quell’impulso creativo che permetterebbe di rompere con il convenzionale. Un impulso per trovare o ritrovare una nuova costruzione del mondo.
Numerosi sono i progetti che mirano a dare a questi artisti un futuro lavorativo, lontano dalle logiche assistenzialiste ma che puntano sulla peculiarità e sul talento di ciascun individuo. A tal proposito nasce a Roma il progetto “Ultrablu”. Qui, artisti affetti da Spettro Autistico, con diverse esperienze e sensibilità, creano opere d’arte libere da ogni tipo di condizionamento. Come afferma Paola Binetti, autrice del saggio Autismo: un futuro nell’arte.

È fondamentale che un approccio alle loro produzioni consideri queste caratteristiche come manifestazioni ascrivibili a determinate tipologie artistiche e non a determinate patologie, cioè come potenzialità e non come deficit.

arte e autismo

Va da sé che la personalità di ogni individuo rappresenti una singolarità di risorse che va certo oltre limiti delle diagnosi cliniche. Da ciò ne consegue che la vera sfida educativa, prima ancora che terapeutica, è creare le condizioni perché la criticità sperimentata nel vissuto della diversità attivi i talenti, a volte solo potenziali, che ci sono in ognuno di noi.
L’arte non è solo estetica. L’arte è destrutturazione, ricostruzione, vissuto e slancio emotivo, parola taciuta e farmaco emozionale. Ne sa qualcosa Fontana che, solo attraverso un semplice taglio, è riuscito a trasmetterci l’idea di infinito.

Non c’è bisogno di dipingere. Tutti hanno pensato che io volessi distruggere: ma non è vero. Io ho costruito, non distrutto.

Martina Grillone

Laureata alla Sapienza di Roma con una tesi in Iconografia e Iconologia dell’Immagine. Collabora presso l’Associazione del Gruppo Archeologico Romano dove organizza lezioni e visite guidate negli angoli più misteriosi della Capitale. Attualmente frequenta la Scuola di Specializzazione per ragazzi con disabilità. Potete seguirla su Instagram all’account: deja__gi

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here