Benvenuto Cellini, Saliera di Francesco I

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Benvenuto Cellini, Saliera di Francesco I
Benvenuto Cellini, Saliera di Francesco I

Manierismo, un termine generalmente impiegato per definire l’arte ricercata dell’Italia del XVI e del XVII secolo, indica una corrente che si sviluppò nelle corti reali d’Europa e in particolare in Francia, presso le quali molti artisti italiani trovarono sostegno. Elegante, decorativa e volutamente artificiosa, l’arte manierista si rivolgeva a un pubblico istruito d’élite e la sua consapevole raffinatezza prendeva le distanze dall’armonia caratteristica degli artisti rinascimentali. L’orafo e scultore fiorentino Benvenuto Cellini, noto anche per la sua arroganza e coinvolto in fatti criminosi, attrasse su di sé i favori di personalità ricche e potenti assecondando i loro gusti decadenti. Per lui essere un artista non significava più essere semplicemente il proprietario di una bottega. Significava essere un virtuoso per le cui opere, principi e cardinali dovevano competere.

Il capolavoro di Benvenuto Cellini

La splendida saliera d’oro che Cellini realizzò per re Francesco I di Francia è una delle rare opere che sono arrivate fino a noi. In effetti si tratta dell’unico lavoro da orafo superstite dell’artista fiorentino, tanto ricercato durante la sua vita. È molto più di un prezioso utensile da tavola per servire il sale e il pepe. Con il suo programma iconografico, è un simbolo del cosmo, a cui si riferiscono le divinità di Nettuno, dio del mare e Tellus, dea della terra. Arricchiscono la piccola scultura alcuni motivi delle ore del giorno e dei quattro venti posti sulla base. Il committente dell’opera, rappresentato attraverso stemmi ed emblemi, domina questo cosmo: si tratta del re Francesco I di Francia.

Vediamo nel dettaglio le due figure protagoniste della saliera. La figura maschile simboleggia l’Oceano in tutta la sua maestà e impugna un tridente, governando una barca, che ha la funzione pratica di contenitore del sale. La donna rappresenta la Terra, e accanto a lei c’è un tempio riccamente decorato, nel quale veniva conservato il pepe per la tavola del re. L’opera rivela la straordinaria ingegnosità e inventiva di Cellini e il suo talento nel rappresentare lo splendore di corte. In accordo con la sua vita notoriamente tumultuosa, nel 2003 fece scalpore la notizia del furto dell’opera, ritrovata solo tre anni più tardi.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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