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Filippo Lippi, Madonna con bambino e angeli

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Filippo Lippi: religiosità e sentimento
Filippo Lippi: religiosità e sentimento
Filippo Lippi, Madonna con bambino e angeli

Questa tavola, realizzata attorno al 1465, ebbe un successo incredibile all’epoca, ispirando molti giovani artisti tra cui Sandro Botticelli che fu discepolo di Filippo Lippi. Ciò che ci colpisce subito di quest’opera è l’atmosfera di quiete sospesa che aleggia. Un’atmosfera data sia dall’intimità domestica che dalla serenità del paesaggio. In primo piano alcune figure che sono davanti a una finestra con una cornice in pietra serena. Questa finestra dà su un paesaggio caratterizzato da vegetazione, rocce ed edifici, arrivando fino alla linea dell’orizzonte in cui si intravede il mare. In primo piano abbiamo Maria vestita come una nobildonna fiorentina dell’epoca e seduta su una sedia di cui possiamo notare il cuscino ricamato e il bracciolo intagliato. Maria è in un atteggiamento di meditazione, sta contemplando suo figlio. Ha un’espressione del viso dolce, ma al tempo stesso pensierosa, quasi malinconica.

Il bambino, avvolto in fasce, protende le braccia verso la mamma ed è sorretto da due angeli. Uno dei due è in secondo piano, lo intravediamo appena, mentre l’altro è in primo piano e si gira verso di noi sorridendo. Questo suo brio, questa sua giocosità, bilancia l’espressione pensierosa di Maria, creando un equilibrio di affetti davvero notevole. Lo spazio limitato della tavola è illusionisticamente dilatato grazie ad alcuni espedienti tecnici, come ad esempio la rappresentazione dei due angioletti in profondità. O come la rappresentazione dell’ala dell’angioletto in primo piano che sembra uscire dal dipinto. Molto innovativo è il colore. Filippo Lippi crea un’illuminazione chiara e tersa e riesce a conferire all’opera un’unità atmosferica che soltanto Leonardo da Vinci, decenni dopo, riuscirà a recuperare.

L’immagine sacra stravolta da Filippo Lippi

Ma l’artista fa di più: Lippi stravolge l’immagine sacra classica e la rende un’istantanea di umanità domestica. Umanità resa non soltanto dall’espressione degli affetti, ma anche dalla realizzazione dei costumi e delle acconciature dell’epoca. Ad esempio lo possiamo vedere sull’acconciatura di Maria, caratterizzata da una coroncina di perle con veli impalpabili intrecciati ai capelli. Oppure lo vediamo nel suo vestito di velluto blu dalle pieghe cadenzate. Alcuni studiosi ipotizzano che il volto di Maria possa essere un ritratto di una donna realmente esistita: Lucrezia Buti, una monaca pratese che Filippo Lippi conobbe all’interno del convento di santa Margherita a Prato dove era cappellano. I due si innamorarono e fuggirono insieme ed ebbero anche due figli, tra cui un futuro pittore, Filippino Lippi che secondo alcuni potrebbe essere ritratto nel volto di Gesù o nel volto dell’angelo in primo piano.

Naturalmente la vicenda destò scalpore all’epoca, tanto che dovette intervenire Cosimo il Vecchio Medici, affinché i due potessero ottenere la dispensa dei voti da parte del papa. I due vissero insieme, ma Filippo Lippi che aveva un’indole abbastanza indomita e ribelle, non volle sposare Lucrezia. Tuttavia mostrò la sua venerazione per questa donna, ritraendola in alcuni suoi dipinti e ispirandosi a lei nella realizzazione di molte figure femminili. In questo modo immortalò il volto dell’amata che, a distanza di oltre cinque secoli, possiamo ancora ammirare.

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Tutti i post dedicati all’artista: www.artesplorando.it/tag/filippo-lippi
Letture consigliate: Filippo Lippi. Ediz. illustrata per Giunti Editore https://amzn.to/2Io5l3Q

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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