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Van der Goes, il peccato originale

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Van der Goes, il peccato originale
Van der Goes, il peccato originale
Van der Goes, il peccato originale
Van der Goes, il peccato originale

Come coppie contrastanti questo capolavoro accosta la caduta e la redenzione dell’uomo, la morte e la vita. Un paradiso inondato di luce e un orizzonte cupo e coperto. Tutti elementi che trovano la loro controparte formale in questa versione del peccato originale, realizzata da Van der Goes. I corpi delicati e dai contorni netti di Adamo ed Eva si stagliano sullo sfondo verde di un rigoglioso ma cupo paradiso terrestre. Un paradiso terrestre colmo di alberi, cespugli e fiori come rose, ranuncoli e iris. Goes ci dà una sorprendente interpretazione dell’essere “tentatore”, realizzandolo con la testa di una donna, il corpo di una salamandra e le zampe di un uccello acquatico. L’artista stava rifacendosi a una tradizione esistente che si trovava occasionalmente nei codici miniati olandesi.

Leggenda vuole che la salamandra avesse la capacità di resistere al fuoco e di avvelenare tutto ciò che toccava. Compresi quindi i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male. La figura di Eva è particolarmente sensuale e provocante, con lunghi capelli fluenti che scendono oltre le ginocchia. La mela tenuta da Eva con la mano destra presenta già dei morsi, mentre con la mano sinistra si appresta a staccare un altro frutto da offrire ad Adamo. L’opera è citata nel 1659 nell’inventario della collezione dell’arciduca Leopoldo Guglielmo ma attribuita per errore a Jan van Eyck.

Il dittico di Van der Goes

Questo peccato originale fa parte di un dittico, ovvero di una composizione di due tavole accoppiate. La tavola di destra, anch’essa conservata al Kunsthistorisches Museum Vienna, rappresenta il Compianto di Cristo, ma nel corso della storia le due opere vennero separate. Si perse quindi ogni conoscenza che le due tavole del dittico fossero state realizzate per stare insieme. Vennero di nuovo riunite nel 1887 e giustamente attribuite a Van der Goes. All’inizio della sua carriera Hugo van der Goes lavorò principalmente a Gand. Il suo coinvolgimento nelle decorazioni per le nozze di Carlo il Temerario di Borgogna con Margherita di York, a Bruges nel 1468, gli portò una fama più diffusa, risvegliando l’interesse dell’arciduca e poi imperatore Massimiliano. Quest’ultimo visitò il pittore nel 1477 durante un soggiorno a Gand e Bruxelles in occasione del suo matrimonio con Maria di Borgogna. In quegli anni Goes, che probabilmente soffriva di depressione, si ritirò nel tranquillo isolamento di un monastero.

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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