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Domenichino: piccola guida per conoscere l’artista

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Domenichino

Pittore e disegnatore bolognese, Domenico Zampieri, in arte Domenichino, fu l’allievo preferito di Annibale Carracci e uno dei più importanti sostenitori della tradizione del classicismo bolognese. Dopo aver studiato a bottega dai Carracci, si trasferì a Roma nel 1602 e si unì al gruppo di artisti che lavoravano con Annibale alla decorazione di Palazzo Farnese. Per i primi decenni del Seicento Domenichino fu il pittore più importante a Roma. In questo periodo dipinse numerose pale d’altare ed ebbe molti dei maggiori incarichi decorativi, tra gli altri una serie di scene di vita di Santa Cecilia nella chiesa di San Luigi dei Francesi (foto1). La composizione dignitosa delle figure, come in un fregio, riflette i suoi studi sugli arazzi di Raffaello e a sua volta influenzò Poussin.

Il soggiorno romano diede all’artista la possibilità non solo di affermarsi, ma anche di continuare la formazione con l’assiduo studio di grandi artisti come Raffaello di cui risuonano gli echi anche negli affreschi dell’abbazia di Grottaferrata (foto2).
Il suo capolavoro degli anni Venti del Seicento è una serie di affreschi eseguiti in Sant’Andrea della Valle (foto3), rappresentanti i quattro evangelisti nei pennacchi della cupola e scene della vita di Sant’Andrea nell’abside. I pennacchi mostrano uno spostamento dal classicismo verso uno stile più ampiamente barocco, ma Domenichino non abbandonò mai i suoi principi di chiarezza e sicurezza del disegno per cedere a facili effetti pittorici.

Nel 1631 si trasferì a Napoli e nei suoi affreschi nella cappella di San Gennaro (foto4) della cattedrale si concesse maggiormente allo stile barocco. Alcuni artisti napoletani erano gelosi del suo successo e gli furono ostili, spingendolo a lasciare la città nel 1634. Domenichino aveva una personalità timida e ansiosa e non volle trattenersi oltre in un ambiente a lui avverso. Ritornò a Napoli l’anno successivo, nel 1635, ma morì prima di finire la sua opera nella cattedrale, nel 1641. Aveva sessant’anni e alcune credenze, non avvallate da alcuna documentazione ufficiale, lo credono morto per avvelenamento.

Domenichino, paesaggio con Tobia e l’angelo

Domenichino artista versatile

Sebbene sia stato rinomato per le decorazioni ad affresco e per le pale d’altare, Domenichino fu importante anche in altri campi, in particolare come esponente del paesaggio ideale. Per questo genere pittorico rappresentò l’anello di congiunzione tra Annibale Carracci e Claude Lorrain. Domenichino costruisce i suoi paesaggi a partire dalle esperienze dell’arte veneta del secolo precedente e le riveste di pacato classicismo. Come vediamo nel paesaggio con Tobia e l’angelo. L’episodio biblico è rappresentato in primo piano, ma i personaggi paiono annullati dalla preponderanza del paesaggio. Le grandi piante dipinte ai margini del quadro accentuano la percezione della prospettiva.

La Caccia di Diana, Domenichino

In un altro capolavoro, la caccia di Diana, conservato alla Galleria Borghese di Roma, l’artista sperimenta la modulazione dei colori nella resa del paesaggio in lontananza attraverso sovrapposizioni di sottili velature. Una tecnica che denota l’interesse del pittore per la teoria della prospettiva aerea di Leonardo. Questo artista bolognese fu uno dei migliori disegnatori della sua generazione e anche un grande ritrattista. La Royal Library del castello di Windsor conserva un’eccezionale collezione dei suoi disegni. La sua fama ha avuto alti e bassi nel corso della storia. Criticato da Ruskin nel XIX secolo, poi è stato ampiamente rivalutato alla fine del XX secolo come uno dei grandi innovatori dell’arte del Seicento.

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Lettura consigliata: Il bersaglio dell’arte. La caccia di Diana di Domenichino nella galleria Borghese https://amzn.to/2yJekYf

C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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