Arshile Gorky: piccola guida per conoscere l’artista

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Arshile Gorky

La vita del pittore Arshile Gorky fu quella tipica dell’artista in difficoltà. Tormentata da miseria e inquietudine, guidata da un’immensa fiducia in sé, e finita in tragedia. Ma la sua carriera fu anche una storia di grandi successi. Immigrato negli Stati Uniti, la sua influenza artistica nel paese fu enorme. Le sue tele liriche e astratte, popolate da figure biomorfe, fluttuanti di colore acceso, raggiunsero l’apice dell’espressionismo astratto e ispirarono artisti della scuola di New York, tra i quali Willem de Kooning, Lee krasner, Jackson Pollock, Mark Rothko, Philip Guston e Barnett Newman.

Il padre di Gorky abbandonò la famiglia partendo per gli Stati Uniti nel 1910, per evitare il servizio militare. Quando i turchi invasero l’Armenia nel 1915, l’artista scappò con la madre e le sorelle nel territorio controllato dalla Russia per sfuggire alla pulizia etnica. Nel 1919 la madre morì di fame e l’anno dopo Gorky, poco più che un ragazzino, emigrò negli Stati Uniti.

Arshile Gorky
Arshile Gorky, l’artista e sua madre

Una vita difficile

La tragedia e la sofferenza vissuta furono temi ricorrenti nella sua opera, per esempio in dipinti come l’artista e sua madre, che ritrae il giovane Gorky accanto alla madre seduta, in un reale o idilliaco passato. Gorky visse dapprima nel New England, dove studiò alla New School of Design di Boston. Nel 1925 si stabilì a New York, cambiò nome in Arshile Gorky e proseguì gli studi alla Grand Central School of Art.

In quel periodo entrò in contatto con l’opera di autori europei moderni quali Paul Cézanne, Pablo Picasso, George Braque e Mirò. I suoi quadri giovanili passarono quindi dallo stile cubista a quello surrealista, scatenando inevitabili critiche. Nonostante la fama di solitario, Gorky prese a frequentare l’avanguardia di New York, in particolare i pittori Stuart Davis, John Graham e de Kooning, con cui, verso la fine degli anni 30, condivise lo studio.

Gorky faticava a far quadrare i conti e ricorse spesso all’aiuto di amici e mecenati. Nel corso degli anni Trenta, iniziò lentamente, a rendere pubblico il suo lavoro e nel 1934 tenne la prima mostra personale alla Mellon Galleries di Philadelphia. Dal 1935 al 1939 si mantenne creando dipinti murali per il Federal Art Project, che promuoveva committenze pubbliche per artisti.

La svolta: il periodo dei riconoscimenti

Negli anni Quaranta arriva la svolta e l’artista riceve frequenti riconoscimenti da importanti gallerie di New York, come il Whitney Museum of American Art e il Museum of Modern Art. In quegli anni creò le opere più celebri, tra cui giardino a Sochi, cascata, One Year the Milkweed e il fegato è la cresta del gallo. Influenzate forse dal periodo trascorso nella campagna della Virginia e del Connecticut, le sue opere sembrano astratti scenari pastorali, variopinti come un campo di fiori sul quale aleggiano figure biomorfe fluttuanti che si amalgamano liricamente le une con le altre.

Arshile Gorky
Arshile Gorky, 1 giardino a Sochi, 2 cascata, 3 One Year the Milkweed e 4 il fegato è la cresta del gallo

Gorky ricevette una forte legittimazione nel 1945, anno in cui il poeta surrealista André Breton lo riconobbe come membro del movimento surrealista internazionale e in cui l’influente critico d’arte Clement Greenberg gli dedicò una recensione favorevole. Tuttavia, mentre era al culmine della sua carriera, la vita privata dell’artista subì un drammatico crollo.

Nel gennaio 1946, un incendio distrusse il suo studio in Connecticut e circa trenta dipinti. Un mese dopo, gli fu diagnosticato un cancro intestinale e subì un intervento chirurgico. La depressione che lo colpì in seguito emerge con cruda evidenza nelle tonalità scure e inquietanti di rosso e marrone di agonia. Nel giugno 1948, subì la frattura del collo a seguito di un incidente automobilistico che gli paralizzò temporaneamente il braccio con cui dipingeva. Poco dopo la moglie lo lasciò, portando con sé i due figli. A luglio dello stesso anno, Gorky si impiccò in un fienile.

Arshile Gorky
Arshile Gorky, agonia

Alcune curiosità

Gorky era noto per la sua mania di ricamare la realtà. Stravagante a proposito della sua data di nascita, era solito posticiparla di qualche anno. Arrivato negli Stati Uniti, cambiò il suo nome armeno, con uno che suonasse più russo, raccontando perfino di essere cugino dello scrittore Maxim Gorky. Non esiste forse testimonianza migliore delle sue ambizioni, di un modulo di ammissione conservato nell’archivio Gorky della biblioteca Frances Mulhall Achilles all’interno del Whitney Museum of American Art di New York. L’artista lo compilò nell’autunno del 1937, in risposta a un invito ricevuto dal museo per l’esposizione annuale di pittura americana contemporanea. L’invito fu per l’artista un’occasione importante per rendere pubblico il suo lavoro e ricevere il riconoscimento che desiderava più di ogni altra cosa.

In risposta alla domanda sul luogo di nascita, l’artista scrisse, “Tiflis, Georgia, Russia” ritenendo forse che l’odierna Tbilisi fosse più accettabile dell’ignoto villaggio turco in cui era nato. Alla domanda “Dove hai studiato?” accanto ai luoghi di studio realmente frequentati, Gorky aggiunse anche Providence, Rhode Island. Per completare la sezione aperta “dati aggiuntivi” Gorky si vendette così: “ho presentato opere in ogni importante mostra di arte contemporanea americana ed europea della città di New York. Ho insegnato per sette anni alla Grand Central Art School”. Ma la più bizzarra è la risposta alla richiesta di elencare i premi e i riconoscimenti ricevuti: “per ora nessuno”.

Con l’arte trasmetto le mie percezioni più intime. La mia visione del mondo.

Arshile Gorky

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Lettura consigliata: Una storia armena. Vita di Arshile Gorky
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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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