Max Ernst: piccola guida per conoscere l’artista

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Max Ernst

Provocatore, artista scioccante e innovativo che estraeva dal suo inconscio immagini oniriche che prendevano in giro le convenzioni sociali. Max Ernst fu soldato nella prima guerra mondiale e ne rimase profondamente traumatizzato. Sviluppò uno spirito fortemente critico nei confronti della cultura occidentale. Questi sentimenti carichi di tensione alimentarono direttamente la sua visione del mondo moderno come irrazionale, un’idea che divenne la base della sua opera. Nel 1948 Max Ernst iniziò così la sua autobiografia: “Max Ernst morì il primo agosto 1914. Tornò alla vita l’11 novembre 1918, un giovane uomo che voleva diventare mago e trovare il mito fondamentale della propria epoca”.

Il pittore non era ovviamente morto nel 1914, ma riuscì a trovare il mito del suo tempo attraverso la reinvenzione delle tecniche del frottage, del collage, del grattage e della decalcomania. Gli anni di guerra trascorsi nell’esercito tedesco convinsero Ernst della totale assurdità del mondo. Questa certezza si espresse nella sua arte e specialmente nella rappresentazione del suo alter ego, l’uomo uccello Loplop. L’autore disse una volta che questa figura derivava dalla sua confusione infantile tra uomini e uccelli e dall’associazione tra essi e i cicli di vita e morte.

Max Ernst
Max Ernst, uccelli rossi

La prima mostra dadaista

Ernst scrisse che gli artisti, disgustati dalla guerra attaccarono gli aspetti del sistema che l’avevano causata. La logica, il linguaggio e l’arte. Insieme a Jean Arp e Johannes Theodor Baargeld tenne la prima mostra dadaista a Colonia del 1920. Fatta apposta per scioccare i benpensanti, fu immediatamente chiusa. L’onirico dipinto a olio, l’elefante Celebes fu uno dei primi quadri surrealisti. All’epoca del suo trasferimento a Parigi nel 1922, aveva iniziato a usare il collage per creare giustapposizioni di oggetti apparentemente senza senso, che culminarono nel tetro e fantastico romanzo-collage, una settimana di bontà, con immagini tratte dalla letteratura vittoriana, pubblicato a puntate.

Max Ernst, L'éléphant Célèbes
Max Ernst, L’éléphant Célèbes

Quarantanove sue opere furono esposte alla leggendaria mostra Arte Fantastica: Surrealismo Dada. Al Museum of Modern Art di New York. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Ernst lasciò Parigi per la Francia meridionale assieme alla compagna Leonora Carrington, ma fu fatto prigioniero dai francesi in quanto tedesco, poi braccato dai nazisti. Fuggì quindi negli Stati Uniti con la mecenate Peggy Guggenheim, che sposò nel 1942. Due anni dopo conobbe la pittrice Dorothea Tanning. Si sposarono nel 1946 e vissero prima in Arizona e poi in Francia.

Max Ernst, Leonora Carrington, Marcel Duchamp e André Breton, New York, 1942
Max Ernst, Leonora Carrington, Marcel Duchamp e André Breton, New York, 1942

Max Ernst: tra dadaismo e surrealismo

Pittore dadaista e surrealista dall’immaginario allucinatorio, irrazionale e assurdo. Max Ernst si contraddistinse per l’uso di tecniche e materiali non tradizionali. Il collage: Ernst usava frammenti di illustrazioni di libri, pubblicità e fotografie varie per realizzare immagini inquietanti. Osservare lo sfregamento della matita su un foglio di carta appoggiato al pavimento di legno produceva in Ernst degli effetti allucinatori ed evocativi. Sviluppò la tecnica del frottage in questa direzione.

L’autore grattava via la pittura per rivelare gli strati sottostanti e aggiungeva le texture utilizzando la superficie di oggetti posti dietro la tela. Tecnica chiamata per l’appunto grattage. L’artista inoltre premeva la carta o altro materiale sulla pittura, ottenendo così un mezzo per sperimentare con la casualità. La cosiddetta decalcomania.

Questa è la vocazione dell’uomo: liberarsi della sua cecità.

Max Ernst

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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