Jacques-Louis David ritrattista

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Jacques-Louis David ritrattista
Jacques-Louis David, Il Primo Console supera le Alpi al Gran San Bernardo

Il ritrattismo ha conosciuto artisti che hanno saputo creare immagini entrate ormai nel mito. E uno di questi è proprio lui.
Destinato a diventare il punto di riferimento per almeno due generazioni di artisti europei, Jacques-Louis David (1748-1825), si pone in un periodo storico critico per il suo paese. Il 14 luglio del 1789 il popolo di Parigi assalta e distrugge la Bastiglia, dando il via ad una serie di eventi che cambieranno profondamente la Francia e l’ Europa.
Nella sua lunga attività si riannodano molti dei principali elementi dell’arte neoclassica. L’ammirazione per l’antichità, il desiderio di lanciare forti messaggi politici e morali, la perfetta cura degli aspetti formali.

La rivoluzione francese lo fece precipitare dalla storia nell’attualità. Appassionato militante, pose la sua arte e la sua persona al servizio della nazione. Successivamente deputato alla Convenzione, membro del Comitato di sicurezza generale, grande regista delle feste e delle cerimonie rivoluzionarie, operò in tutti i campi.
Nominato primo pittore dell’imperatore nel dicembre 1804, venne incaricato di commemorare le scene principali dei festeggiamenti per l’incoronazione.

Il Primo Console supera le Alpi al Gran San Bernardo

Il ritratto a cavallo di Napoleone, ben rappresenta il David ritrattista ufficiale di Bonaparte. Artista partecipe della vita politica francese e ammiratore del primo console, creerà il modello per la pittura “ufficiale” degli uomini di potere del XIX secolo. Un po’ come Tiziano aveva fatto, celebrando Carlo V nel XVI secolo.

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Nel dipinto vediamo illustrate, con uno stile pittorico controllato e quindi ancora lontano dall’impulsività romantica, le sembianze di un personaggio storico impegnato in una scena dove contrastano fra di loro le virtù umane e le forze avverse della natura.
Con un gesto fermo Napoleone trattiene senza apparente sforzo il suo vivace destriero. Mentre un vento impetuoso gonfia il suo mantello e spazza un aspro paesaggio alpino, indirizza il suo sguardo verso l’osservatore, indicando con la mano destra la strada della gloria ai suoi soldati che risalgono i tornanti del valico alpino. Una strada che, come ricordano le parole incise nella roccia ai piedi del cavallo, era già stata percorsa dai grandi condottieri del passato come Annibale e Carlo Magno.

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Grande pittore di storia, notevole ritrattista ha un posto fondamentale nell’evoluzione della pittura del XIX secolo, che non si spiegherebbe senza le profonde risonanze della sua arte e le reazioni che essa provocò. Di volta in volta ammirato e denigrato, proclamato dalla sua cerchia rinnovatore della pittura francese, da Delacroix “il padre della pittura moderna”. Ma accusato anche di aver favorito con le proprie idee il peggior accademismo, a noi appare oggi un potente maestro.
Il suo stile diretto che conserva allo stesso tempo unità e varietà, la sua scienza del disegno e della composizione, la sua potenza di visione esercitarono su molti artisti un influsso profondo.

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C.C.

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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